La storia della fari, silenziose compagnie pedalando lungo il Tirreno.

(Faro di Punta Campanella, dalla collezione fotosferica Tirrenica360... )

Storia dei Fari

All’interno della rassegna di letture in compagnia del Tirreno, a corollario degli itinerari in bici tra Fari e Torri, dedichiamo una pagina alla storia dei Fari.

“Chi non è marinaio può essere molto attirato dai fari, se ne può finanche innamorare, ne può godere per la loro bellezza e per il loro essere simboli, ma andando per mare si impara una cosa in più. Quella luce preziosa nelle notti più oscure ti accarezza e ti dà questo senso di vicinanza e sicurezza che solo una casa, a volte, ti può dare. Sembra strano che oggi, in un mondo in cui computer, GPS, radar ti dicono in ogni momento esattamente dove sei, ci sia ancora bisogno di quella luce. Eppure è così: solo nel momento in cui riconosci un faro, contando in silenzio lampi ed eclissi dentro di te, senti che ci sei, che la tua strada è quella, che il futuro è molto meno incerto di quello che ti sembrava solo un attimo prima.” Piero Magnabosco

Culla storica della nostra civiltà, il Mediterraneo costituisce il luogo di nascita dei fari, baluardi delle coste italiane, manufatti di impagabile pregio storico, architettonico, culturale.

il faro simbolo di salvezza, Firmia Victoria

La loro nascita si deve all’esigenza dei naviganti di prolungare la navigazione anche durante le ore notturne e alla necessità di potenziare i riferimenti necessari al loro orientamento, oltre a quello già fornito dalle stelle. Molto verosimile è l’ipotesi che il primo esempio di faro sia stato il fuoco acceso su un colle per comunicare qualcosa ad un uomo in mare.

“Achille s’imbracciò lo scudo
Che immenso e saldo di lontan splendea
Come luna, o qual fuoco ai naviganti
Sovr’alta apparso solitaria cima
Quando lontani da’ lor cari, il vento
Li travaglia nel mar…”
Omero, XIX libro dell’Iliade

Numerosi furono i fari costruiti dai greci e dai romani, come quelli eretti per volontà dell’imperatore Claudio a difesa delle coste del suo impero. Nel corso dei secoli l’impero romano, come nessun altro impero ha mai fatto, diede un incredibile impulso alla costruzione dei fari. Proprio di tale periodo sono i fari italiani di Ravenna, Messina e Ostia, la cui costruzione fu terminata all’epoca di Nerone.

il faro di Messina su una antica moneta

 

Il lungo periodo di lotte che seguirono la caduta dell’impero Romano, portò ad un arresto nella costruzione di nuovi fari, a causa della diminuzione della navigazione e a un progressivo abbandono anche delle strutture già esistenti.

“il luogo che libera dagli affanni”, Portus

La paura e il pericolo generati dalle incursioni barbariche generarono la volontà di celare piuttosto che facilitare l’accesso e l’individuazione dei porti, tornando ai falò sulle colline.

Questi segnali erano gestiti soprattutto dai monaci eremiti, tra i quali l’eremita San Venerio, che dal 1961 è stato proclamato protettore dei faristi; egli nel 600 d.C. si occupava dei fuochi che presidiavano il Golfo di La Spezia e l’Isola del Tino.

La costruzione di nuovi fari cominciò nuovamente nel XI secolo, con la crescita delle potenti repubbliche marinare di Genova e Pisa. Alcuni fari vedono la loro origine proprio in questo periodo; ne sono esempi la Lanterna di Genova e il faro di Livorno.

San Marco e il faro di Alessandria, mosaico

In seguito al programma post-unitario per lo sviluppo delle rotte commerciali, in pochi anni si realizzarono 100 fari e 173 fanali.

Quasi tutti i segnalamenti che presidiano le coste italiane risalgono al XIX secolo. Le fonti storiche registravano, nel 1815, 587 fari attivi nel Mediterraneo e innumerevoli altri in fase di costruzione, molti di questi italiani. Tali manufatti, seppur relativamente giovani, arricchiscono le nostre coste e costituiscono parte rilevante del patrimonio storico – architettonico e paesaggistico italiano.

La loro evoluzione fu influenzata notevolmente anche dalle due Guerre Mondiali del secolo scorso. Ritenuti obiettivi strategici, diversi di questi vennero abbattuti durante i conflitti.

Le sfide del passato sono state numerose e difficili ma ancora oggi il loro mantenimento appare complesso e ricco di sfide. La vita efficiente delle loro luci e le bellezze delle loro architetture richiedono altrettanto impegno e solo il coraggio degli uomini li potrà sottrarre all’azione del tempo e del mare. (Testo tratto da “Fari d’Italia”, Cristiana Bartolomei)

Il futuro

Non possiamo parlare di fari senza soffermarci su ciò che ha rappresentato per secoli nell’immaginario collettivo quel fascio di luce proteso nell’oscurità, a guidare i naviganti sani e salvi fino al porto. Alcuni fari sono iconici, come la Lanterna di Genova, eretto nel 1128. I suoi 77 metri lo rendono il faro più alto del Mediterraneo (il secondo d’Europa) e inoltre il terzo faro in attività più antico del mondo.

(Faro di Fiumicino, dalla collezione fotosferica Tirrenica360... )

Molti fari sono ormai automatizzati, nessuno più vive nelle abitazioni destinate ai guardiani o semaforisti. La manutenzione delle strutture, svolta dalla Difesa, è un costo gravoso per lo Stato. Visto che le funzioni dei fari saranno in parte sostituite dal GPS, alcuni finiranno inevitabilmente per “spegnersi”, costringendoci a ripensarne gli usi, cercando di coniugare sostenibilità economica e tutela.

Per questo, nel 2015  l’Agenzia del Demanio ha lanciato un progetto di valorizzazione chiamato “Valore Paese – Fari, torri ed edifici costieri” al fine di dare in concessione a privati ‒ per un arco di tempo che varia dai 20 ai 50 anni ‒ alcuni fari o stazioni di segnalamento di proprietà del Ministero della Difesa o del Demanio dello Stato.

il faro di Punta Palascia

Le linee guida del progetto di valorizzazione prevedono che gli operatori possano “sviluppare un progetto dall’elevato potenziale per i territori e a beneficio di tutta la collettività, che favorisca la messa in rete di siti di interesse storico-artistico e paesaggistico, migliorandone la fruizione pubblica e sviluppando un modello di accoglienza turistica intesa non solo come ricettività, ma anche in relazione ad attività formative, di natura sociale e culturale e di scoperta del territorio”.

Il Faro di Punta Palascìa  sul Capo d’Otranto, a picco sul mare nel punto più a est dell’Italia, restaurato recentemente, insieme a quello di Genova è uno dei cinque fari del Mediterraneo tutelati dalla Commissione Europea. E’ sede di un museo sull’ecologia degli ecosistemi mediterranei.

Si chiede all’Agenzia del Demanio di rivedere i criteri di scelta dei progetti meritevoli di concessione, in modo che possano essere selezionate anche proposte per la creazione di ostelli o rifugi per i turisti, accordi con i circoli velistici e la Lega Navale per centri di supporto ai diportisti, osservatori e centri di ricerca universitaria, centri sociali e musei di varia natura, e non prevalentemente resort di lusso, come purtroppo è accaduto.  (segue su Italianostra)

il faro resort di Capo Spartivento

Internazionale dei Fari

(cambio di turno a Wolf Rock, Cornovaglia)

Erosione della costa, taglio dei finanziamenti, nuove tecnologie, aggiornamento delle rotte di navigazione…. tutte le nazioni si interrogano su come tenere vivo il patrimonio di storie e mattoni disseminato lungo le coste del pianeta. Fari di tutto il mondo… Unitevi!

Tillamook Rock, Oregon

“Il primo gruppo di operai fu bloccato da una violenta tempesta che spazzò via l’attrezzatura e rese il mare troppo pericoloso per un tentativo di recupero. Gli uomini rimasero intrappolati senza cibo nè provviste per quasi due settimane e per poco non morirono di stenti, congelati e affamati. Ci vollero 575 giorni per completare il modesto faro.” segue…

Dungeness, Inghilterra

A Dungeness, nel Kent, affacciato sul canale della Manica, nel corso del tempo sono stati costruiti 4 fari. Il penultimo, cessata la sua funzione di navigazione, è stato trasformato in un museo ed è diventato meta di turisti e location per matrimoni.

Ar-Men, Francia

“Il faro d’Ar-Men è uno dei fari più famosi, a causa del suo carattere isolato, delle considerevoli difficoltà che ha presentato la sua costruzione e del pericolo che doveva affrontare il suo personale. Considerato luogo di lavoro estremamente logorante per la comunità dei guardiani di faro, è stato soprannominato da questi ultimi “L’Inferno degli Inferni”. Non era raro che in condizioni difficili di mare e di vento non si potessero rilevare gli operatori ogni 15 giorni, come da regola. I colpi delle grandi ondate durante le tempeste fanno tremare tutto l’edificio e possono far cadere tutto ciò che è appeso ai muri” segue…

Gaeta, Italia

Il faro di Gaeta è tutt’ora operativo. Situato sulla sommità del promontorio di Monte Orlando, il parco regionale che sovrasta il centro storico di Gaeta, è un concentrato di storia e natura. Condivide la scena con il monolitico mausoleo romano di Munazio Planco, le scogliere a picco su mare, le fitte leccete  e le memorie di antiche fortezze abbandonate. Può essere raggiunto in bici dalla stazione FS di Formia seguendo questo percorso (NB: il tratto fino a Gaeta è su strade trafficate).

Cape Race, Canada

Cape Race, nell’isola di Terranova, è stato un punto di riferimento famoso in tutto il mondo per cinque secoli, comparendo sulle mappe realizzate dagli esploratori europei già nel 1502. Prima dei tempi del GPS, quando i marinai provenienti dall’Europa avvistavano Cape Race, sapevano di aver attraversato l’Atlantico,  finalmente in grado di verificare la loro posizione per la prima volta dopo settimane di navigazione oceanica. segue…

In una fatidica notte dell’aprile del 1912, il Titanic, durante il suo viaggio inaugurale, colpì un iceberg nel Nord Atlantico, a sole 400 miglia dalla costa di Terranova. Nel 1912, la Marconi Company aveva una stazione radio wireless, all’epoca ancora agli inizi, situata a Cape Race. Fu lì che fu ricevuto il primo segnale di SOS e divenne l’epicentro della missione di soccorso durante uno dei peggiori disastri nautici di tutti i tempi.” segue…

Punta Palascia, Italia

Il Faro di Punta Palascìa  sul Capo d’Otranto, a picco sul mare nel punto più a est dell’Italia, restaurato recentemente, insieme a quello di Genova è uno dei cinque fari del Mediterraneo tutelati dalla Commissione Europea. E’ sede di un museo sull’ecologia degli ecosistemi mediterranei.

Big Brother, Egitto

Il faro di Big Brother  venne eretto nel 1882 dagli inglesi allora colonizzatori di gran parte della costa occidentale del Mar Rosso, poiché queste acque stavano diventando le più navigate del mondo. Il fascio luminoso del faro veniva emesso attraverso la fiamma di una lampada a kerosene accesa grazie a una pompa a mano. Ogni 4 ore bisognava alimentare di kerosene il serbatoio. […] La rotazione del complesso sistema ottico, dal peso superiore a una tonnellata, dipendeva da un perfetto meccanismo costituito da funi e contrappesi che salivano e scendevano all’interno del faro per tutta la sua lunghezza […] Cinque persone vivevano costantemente sull’isola: il responsabile del faro e i suoi quattro assistenti. Il loro compito era quello di attivare il faro al tramonto, alimentarlo ogni 4 ore e spegnerlo all’alba. Gli approvvigionamenti erano rari e molto poveri: pane e poco più, mentre l’unica risorsa certa veniva dal mare. Grazie al molto tempo a disposizione, l’unico passatempo era quello della pesca. segue…

Torre di Ercole, Spagna

Si ritiene che il faro di Torre Ercole a la Coruna, sia stato costruito intorno al I secolo d.C.  durante la dominazione romana della Callecia (Galizia). Viene presentato come l’unico faro costruito in età romana, che ancora svolge ininterrottamente la sua funzione originaria di segnalazione marittima, consentendogli di ottenere il titolo di “faro attivo più antico del mondo”. Una stele rinvenuta alla base della Torre recita: “Consacrato a Marte Augusto. Gaio Sevio Lupo, architetto di Aemium (Coimbra), in Lusitania, a compimento di un voto alla divinità”.   segue…

Rubjerg Knude, Danimarca

Originariamente collocato a 200 metri dalla scogliera, e a 60 metri sul livello del mare, dopo decenni di erosione costiera stava ora rischiando di cadere in acqua. Per questo motivo l’amministrazione ha finanziato un’importante operazione per spostare la struttura e allontanarla dal precipizio. segue…

Capel Rosso, Italia

Il regista Paolo Sorrentino, nel 2012, ha scelto il Faro di Capel Rosso all’Isola del Giglio per girare alcune scene del film Premio Oscar “La Grande Bellezza”. Da allora è diventato meta di “pellegrinaggio”. Tanto da indurre un gruppo di imprenditori a trasformarlo in un centro polifunzionale per visite, per studi sul mare ma anche per dormire a contatto con l’acqua.”  segue…

Bell Rock, Scozia

Dalle livide acque del Mare del Nord, al largo delle coste di Abroath, nella contea scozzese di Angus, si erge una delle cosiddette Sette Meraviglie del mondo industriale: il faro di Bell Rock. Costruito tra il 1807 e il 1810, la sua storia ha i toni dell’epopea. Si era calcolato che lo scoglio di Bell Rock fosse responsabile del naufragio di almeno sei navi ogni inverno. Quelli erano tempi in cui la navigazione in certe acque richiedeva forse più fede che abilità.

Il faro sorge su uno scoglio a 18km dalla costa, periodicamente  sommerso dalla marea. Per essere edificato vennero adottate autentiche innovazioni tecnologiche come l’impiego, allora pionieristico, del cemento idraulico e di un sistema di mortase e tenoni a coda di rondine per collegare i blocchi di granito della torre. Era un capolavoro dell’ingegneria civile: composto da 2835 blocchi di pietra, alto 35 metri, la sua luce era visibile da ben 50 chilometri di distanza. Si dimostrò tanto efficace che soltanto due navi, fino a oggi, hanno avuto la sfortuna di naufragare ancora a Bell Rock. segue…

Capo Spartivento, Italia

Costruito nel 1856 dalla marina militare italiana,  il Faro Capo Spartivento ospitò fino agli anni 80 la famiglia dei faristi. Oggi il Faro e la Residenza Semaforisti è stato trasformato in resort di lusso.

Roter Sand, Germania

Costruito tra il 1880 e il 1885, è stata la prima costruzione le cui fondamenta posano direttamente sul fondale marino. Attivo per 101 anni, dal il 1885 al 1986, il faro attualmente serve da segnalamento diurno ed è visitabile.

Dal 1º ottobre 2010 è inoltre tutelato come “Monumento storico dell’ingegneria tedesca” per le difficoltà ingegneristiche dietro alla sua realizzazione: alla sua inaugurazione, infatti, il faro rappresentava la punta di diamante della tecnologia tedesco-prussiana e motivo di orgoglio nazionale. Per questi motivi resta ancora oggi il faro più famoso della Germania. Il faro è stato riconvertito ad albergo… per dormire sospesi sul mare.

 

Belle Tout, Inghilterra

Il faro di Belle Tout, Inghilterra, salvato dall’oblio, oggi luogo di soggiorni in compagnia dell’oceano mare. segue…

Slumberland e fari di cartapesta

Buffo esperimento l’essere umano…. Lascia morire i fari di pietra sulle scogliere del mondo…. Per poi rianimarli di carta sul set di un film.

Extra

Hopper e i fari

Hopper ritrae i fari stagliati nella fotografica desolazione di paesaggi disadorni, vuoti e immobili, come sospesi nel tempo.
Qual è, la risultanza pittorica? La smaterializzazione del tempo e dei sentimenti. Il pennello dell’artista americano mena fendenti che vengono inferti all’anima dello spettatore attraverso la tela. Pochi, come Hopper, riescono a conferire ai dipinti la percezione del silenzio assoluto. Del guardiano del faro non vi è traccia, ma se ci fosse, lo pensiamo da solo, in muta staticità. Nell’immaginario di molti, sia il faro che il guardiano rappresentano un concentrato di solitudine dovuto anche all’ubicazione delle “torri luminose”, spesso lontane da insediamenti urbani, sperdute su inaccessibili speroni di roccia schiaffeggiati da onde ostinate o su aridi promontori privi di vitalità, allungati sul mare.” segue…

 

 

(cambio di turno al Wolf Rock, raccontato anche dall’Istituto Luce)

 

Percorsi tra fari e Torri

> Tutte le nazioni si interrogano su come tenere vivo il patrimonio di pietre, storie e mattoni disseminato lungo le coste del pianeta. Erosione della costa, taglio dei finanziamenti, nuove tecnologie, aggiornamento delle rotte di navigazione…. Anche lungo il Mar Tirreno si nascondono preziose memorie guardiane dell'orizzonte. Che siano arroccate su uno sperone di roccia o addormentate su una spiaggia,  a picco sul mare o immerse in una pineta,  scopritele con noi pedalando. segue...

Extra

Letture

> Boom economico, bonifiche, colonie estive, divinità, idrovolanti, ferrovie, ... letture da sfogliare nelle pedalate lungo il Tirreno segue...

Percorsi tematici

> Il Tirreno è un teatro che racconta mille incontri. Le memorie storiche si intrecciano con gli scenari naturali, imprimendo a terra tracce da rievocare, un pedale alla volta. Seguendo in bici il mare e i suoi tematismi. Spiagge, fari, pinete, zone umide, promontori, miniere, …. quante storie siete pronti ad ascoltare? segue...

Il vostro contributo

> Innamorat@ anche voi delle pedalate vista mare? Date una occhiata al progetto e alla squadra operativa. Partecipate con passaparola, proposte, feedback, ... Le amministrazioni non vedono le potenzialità della CicloVia? Mostriamo loro il contrario. Facciamo conoscere insieme la futura Tirrenica. segue...

(Faro di Capo Grosso a Levanzo, dalla collezione fotosferica Tirrenica360... )

Storia dei fari
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