Giganti di ferro e cemento si stagliano all’orizzonte, immersi nel silenzio della natura, affacciati sull’immenso mare. Andiamoli a scoprire insieme pedalando lungo il Tirreno.

Energie

Giganti di ferro e cemento si stagliano all’orizzonte, immersi nel silenzio della natura, affacciati sull’immenso mare. Infinitesimamente piccoli in sella alla bici, difficile non sentirne l’attrazione. Andiamoli a scoprire insieme pedalando lungo il Tirreno.

Una pagina dedicata all’energia, al suo sviluppo nel corso dei millenni, alle sfide sempre più complesse che l’umanità deve affrontare. Dalla crisi petrolifera alla crisi climatica, c’è ancora futuro sulla Terra? L’approfondimento rientra all’interno dei percorsi tematici e delle letture.

(Centrale Torre del Sale, pedalando verso Follonica, dalla collezione Tirrenica360)

Percorsi in bici

Elenco dei percorsi in bici alla scoperta delle tracce di energia pedalando in compagnia del Tirreno.

  • Parco Eolico del Cornia e centrale Tor del Sale: due giganti immersi nella meraviglia del parco della Sterpaia, pedalando da Campiglia a Follonica. segue…
  • Centrale di Montalto di Castro, immersa nella infinita pineta di  Pescia Romana, al confine tra Toscana e Lazio, in sella da Capalbio a Tarquinia.  segue…
  • Centrali di Tor Valdaliga: una famiglia di ciminiere e giganteschi silos di metallo fanno da contrappunto al verde e blu del Monumento Naturale La Frasca, lungo la tappa da Tarquinia a Santa Severa. segue…
  • Centrale nucleare di Borgo Sabotino: pedalando la Traversata Pontina, un hangar nasconde quel che resta del primo impianto atomico ad entrare in funzione in Italia.  segue…
  • Elenco completo degli itinerari in bici alla scoperta dell’Energia. Aiutateci ad arricchirlo con nuove proposte. segue…

> Alcuni scatti pedalando in compagnia del Tirreno, lungo le TappeZERO e gli itinerari TirrenicaExtra.

Indietro nel tempo

Nella storia dell’economia, i grandi cambiamenti sono legati al consumo di energia, alla scoperta di nuove fonti o al loro sfruttamento più efficiente. Mediante lo studio del binomio uomo-energia è dunque possibile ripercorrere le modalità attraverso le quali queste due variabili, intrecciandosi ed influenzandosi vicendevolmente, hanno portato alla definizione dell’attuale sistema economico globale.

Non esistono territori in cui la presenza di riserve energetiche non abbia influenzato lo sviluppo socio-economico, l’impatto ambientale, le progettualità innovative, le trasformazioni del paesaggio e, quindi, contribuito a definire l’identità dei luoghi.

È la scoperta e l’utilizzo di nuove fonti di energia a cadenzare la storia dell’umanità, ed è proprio per tale ragione che è possibile distinguere fra un‘epoca delle energie semplici (vento, acqua, legna) che si estende fino al ‘500, ed un‘epoca dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale) ancora oggi in corso.

Lo sfruttamento del carbone è alla base della crescita economica che interessa l’Europa nel XIX secolo, liberando l’energia necessaria per la meccanizzazione delle attività industriali. Il suo utilizzo permette infatti il superamento dei limiti imposti dalla scarsa disponibilità energetica tipica delle economie organiche.

L’elevato peso specifico del carbone rappresenta però una criticità per l’industria. Per abbattere i costi di trasporto, le imprese più energivore, infatti, sono spesso costrette a insediarsi in prossimità delle miniere.

(Gazometro Ostiense, pedalando da Fiumicino a Roma, dalla collezione Tirrenica360)

Negli anni ’50-’60 del ‘900 il petrolio sostituisce il carbone. La nuova fonte energetica rappresenta una svolta epocale, contraddistinta dalla facilità dei processi di estrazione, trasporto ed immagazzinamento, nonché dall’elevata potenza sprigionata.

Basso prezzo ed elevata disponibilità sono fattori determinanti per sostenere quella tendenza alla crescita economica che, nel secondo dopoguerra, prenderà spesso l’appellativo di ‘miracolo’.

A spiccare è il comparto della petrolchimica, in grado di rivoluzionare la vita materiale quotidiana, dando i natali a gomma e fibre tessili sintetiche, fertilizzanti azotati e sostanze plastiche. Ma anche il settore della mobilità conosce un boom senza precedenti, grazie all’invenzione del motore a scoppio.

Le risorse energetiche acquistano un ruolo di rilevanza mondiale.  Iniziano ad essere considerate come il principale fattore di competitività nel sistema economico globale.

(camping in spiaggia, 1960)

Crisi energetiche

Il Novecento è il secolo in cui esplodono i consumi energetici mondiali: raddoppiano una prima volta nel quarantennio 1910-1950, una seconda volta nel ventennio 1950-1970, una terza volta nel periodo 1970-1990.

Si cominciano a delineare forti distorsioni nella distribuzione dei consumi globali: il 20% dei Paesi ricchi consuma il 60% dell’energia prodotta e commercializzata.

L’avvento del petrolio sposta gli equilibri già consolidati con il carbone, accentuando la dipendenza tra le nazioni più energivore, storicamente legate ai giacimenti di carbone locali, e i paesi produttori di petrolio, dislocati in medio oriente.

(distributore a Milano, archivio Fantozzi)

Lo strettissimo legame tra questione energetica e geopolitica emerge in tutta la sua forza con le crisi petrolifere che si succedono in pochi anni. Tra le motivazioni, spicca la difficoltà di sostituire il petrolio con altre fonti energetiche, a causa delle crescenti rigidità tecnologiche. A questo, si aggiungono importanti cause politiche.

I paesi esportatori decidano di utilizzare il petrolio come arma di pressione politica ed economica con la creazione dello Stato di Israele ed il suo rafforzamento nei territori della Palestina, contro il volere dei paesi arabi.

Anche se il principale obiettivo sono gli Stati Uniti, la crisi petrolifera viene maggiormente avvertita in Europa. In Italia, in particolare, la fonte energetica più utilizzata è costituita dall’olio combustibile, che alla vigilia della prima crisi petrolifera rappresenta il 50% circa del totale consumo industriale.

Nel 1973 i paesi esportatori di petrolio quadruplicano unilateralmente il prezzo del petrolio, accumulando grandi profitti. Nasce il fenomeno dei “petro-dollari”: ingenti guadagni vengono reinvestiti in armi, tecnologie e in borsa.

Sull’Occidente, gli effetti della crisi petrolifera sono devastanti. L’aumento dei prezzi comporta un elevatissimo disavanzo pubblico, una incalzante disoccupazione e una pesante inflazione. I paesi maggiormente colpiti sono quelli estremamente dipendenti dalle importazioni di petrolio: Giappone e Stati europei rilevano un incremento dell’inflazione di ben 10 punti percentuali. In Italia il tasso supera il 20%.

(domeniche a piedi in Italia, 1973)

Nel 1979 c’è una seconda crisi petrolifera, legata al contrasto tra l’Iraq di Saddam Hussein e il nuovo regime khomeinista in Iran.

Nell’ultimo ventennio del XX secolo, la lotta ideologica della guerra fredda si trasforma in un conflitto globale: il petrolio è diventato una risorsa strategica ed è tutt’ora utilizzato come strumento di pressione politica ed economica nei confronti dei paesi consumatori, disposti a pagare il combustibile anche ad un prezzo esorbitante, pur di coprire il fabbisogno energetico interno.

(Strade del petrolio, Paolo Woods)

Questione ambientale

Il ‘900 è un secolo fortemente ambivalente. Se da un lato è possibile assistere alla nascita della geopolitica dell’energia, la stessa Unione Europea è prima di tutto un’unione energetica, dall’altro lato, politiche di crescita sempre più energivore causano un depauperamento ambientale allarmante.

L’energia diventa un tema di grande attualità, a essa sono legate molteplici sfide globali e locali: rispetto dell’ambiente, lotta alle disuguaglianze, …

(proteste a Sydney, 1972)

Già nel 1972 a Stoccolma, in occasione alla Conferenza delle Nazioni Unite, emerge la necessità di agire a livello internazionale. Davanti a un mondo altamente globalizzato, infatti, sarebbe impensabile continuare ad agire come singolarità. A Stoccolma, per la prima volta nella storia mondiale, la cooperazione tra gli stati partecipanti dà origine ad una nuova linea politica incentrata sulla tutela dell’ambiente, inteso come “patrimonio dell’umanità”.

Si riconosce il diritto e la responsabilità alla conservazione della natura, all’accorto utilizzo delle risorse, alla lotta contro le emissioni inquinanti. Il principale obiettivo diventa lo sviluppo sostenibile, ossia il progresso industriale compatibile con le esigenze delle generazioni future. In quest’ottica, diventa fondamentale ridurre il consumo delle risorse e contenere l’inquinamento atmosferico, terrestre e marino.

Nel 1978 Jacques Yves Costeau propone una Carta dei diritti delle generazioni future, ratificata dall’ONU nel 1991. Il mondo, ora come allora, si trova a fronteggiare le stesse problematiche, con conseguenze probabilmente ancora più gravi.

Nel 1992, a Rio de Janeiro, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo definisce i primi impegni. Essa rappresenta la logica prosecuzione della Conferenza di Stoccolma di vent’anni prima. A Rio vengono approvate una Dichiarazione in tema di sviluppo sostenibile, due Convenzioni, l’una sui cambiamenti climatici e l’altra sulla biodiversità, e un Programma d’Azione definito “Agenda 21”.

L’incontro di Rio ha indirizzato la politica ambientale del XXI secolo relativamente alle scelte climatiche e alla diversità biologica, malgrado i numerosi ostacoli posti dai paesi partecipanti.

Dopo di allora e in maniera sempre più vasta, intensa e frequente, si svolgono diversi summit tra i paesi di tutto il mondo, con l’intento di riconsiderare il rapporto Uomo/Ambiente/Sviluppo.

L’obiettivo da raggiungere è esplicito: promuovere uno sviluppo economico responsabile, combinando la tutela ambientale con il soddisfacimento dei bisogni di una società in continua crescita.

Nel 1997 il Vertice di Kyoto cambia radicalmente le sorti della politica energetica, indicando la strada da percorrere per una urgente riconversione ecologica. Il Protocollo che ne scaturisce impone rigidi vincoli ai paesi aderenti in tema di riduzioni di gas serra, considerati i principali responsabili dei mutamenti climatici. Agli stati sviluppati, in primis, viene imposta la riduzione dei gas climalteranti. Diversi paesi si oppongono. L’adozione del Protocollo avverrà con 7 anni di ritardo.

Dalla Conferenza di Rio, alla Dichiarazione di Johannesburg passando per l’adozione dell’Agenda 21 e il quasi fallimento del Vertice di Tokyo. Svoltisi in momenti storici differenti, con nuovi o vecchi protagonisti e tra scenari internazionali in continua evoluzione, i summit della Terra sono accomunati da un unico obiettivo: la rivoluzione energetica, necessaria per compensare i limiti del petrolio e scongiurare ulteriori catastrofici danni ambientali.

Le emissioni climalteranti provengono principalmente dall’uso dei combustibili fossili (carbone, gas e petrolio), in Europa, legati per il 28% al trasporto.  La comunità scientifica ha ribadito con chiarezza come le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas serra, abbiano inequivocabilmente causato il riscaldamento globale, con il raggiungimento della temperatura superficiale globale di 1,1°C al di sopra dell’era preindustriale.

Il cambiamento climatico innescato dall’uomo ha accentuato e potrebbe accentuare, soprattutto nel futuro, squilibri planetari. Scarsità e competizione per acqua e cibo, pericoli per la salute e benessere, biodiversità e ecosistemi, nonché per la sicurezza delle città e delle infrastrutture.

Negli ultimi anni si registrano  aumenti delle temperature e fenomeni estremi sempre più intensi (ondate di calore, alluvioni, …) diffusi in tutto il Pianeta. Fenomeni che mostrano ulteriori sintomi di accelerazione.

(che negazionista sei? Léonard Chemineau)

Il Green Deal europeo del 2019 prospetta il percorso verso la neutralità climatica e la transizione verso l’energia pulita, assumendo come obiettivi l’efficienza energetica e il miglioramento del rendimento energetico degli edifici, lo sviluppo di un settore energetico basato in larga misura sulle fonti rinnovabili, la garanzia di un approvvigionamento energetico sicuro e a prezzi accessibili e lo sviluppo di un mercato dell’energia pienamente integrato, interconnesso e digitalizzato.

Le conseguenze economiche dell’impatto della crisi climatica sono infinitamente superiori ai costi di qualsivoglia transizione. La sfida è quella di un drastico e rapido taglio delle emissioni di gas climalteranti nel più breve tempo possibile, insieme all’attuazione di piani e misure di adattamento ai cambiamenti climatici. Siamo pronti alla rivoluzione verde?

(Centrale di Montalto, pedalando da Capalbio a Tarquinia, dalla collezione Tirrenica360)

Le generazioni future hanno diritto ad una Terra indenne e incontaminata, e a goderne quale luogo della storia dell’umanità, della cultura e dei legami sociali che assicurano l’appartenenza alla grande famiglia umana di ogni generazione e di ogni individuo.
Ogni generazione ha un dovere verso le generazioni future:  impedire danni irreversibili alla vita sulla Terra nonché alla libertà ed alla dignità umana.
Ogni generazione riceve temporaneamente la Terra in eredità, dovrà vegliare ad utilizzare in maniera ragionevole le risorse naturali, facendo in modo che la vita non sia compromessa dai mutamenti nocivi sugli ecosistemi e che il progresso scientifico e tecnico in tutti i campi non danneggi la vita sulla terra. (dalla Carta dei diritti delle generazioni future, 1978)

Riferimenti

I testi di questa pagina sono estratti dai seguenti documenti:Il problema energetico italiano”, Alessandro Bigioni; “Energia e Territorio Per una geografia dei paesaggi energetici italiani”, Società Geografica Italiana; “Storia della questione energetica mondiale e implicazioni per l’Italia”, Poli Tanja; “La decarbonizzazione in Italia”, Legambiente; “per un PNIEC per la transizione“,  WWF Italia; “Addio al nucleare“, Il Sole 24ore; “I combustibili fossili in Italia dal 1870 ad oggi”, S. Bartoletto;  “Salviamo la Maremma”, Italia Nostra…; Carta dei diritti delle generazioni future, 1978; Dichiarazione sulle responsabilità delle generazioni presenti verso le generazioni future, 1997.

Approfondimenti

  • Giornata del risparmio. M’illumino di Meno è la “Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili”  che Rai Radio 2 con Caterpillar organizza annualmente dal 2005 per diffondere la cultura della sostenibilità ambientale e del risparmio delle risorse. Pronti a fare la differenza? Ecco un decalogo di azioni da seguire tutto l’anno! segue…
  • Energia Italia. Nel XX secolo, in Italia,  petrolio e gas naturale sostituiscono gradualmente il carbone fossile. Dal 1953 al 1973, durante il boom economico, i consumi di petrolio aumentano di ben 11 volte. La stabilità degli approvvigionamenti petroliferi è però minata dall’elevata instabilità geopolitica dei paesi con cui l’Italia ha stretto accordi commerciali in tal senso. Negli anni ’70, il petrolio entra nella propria fase calante. Esaurita la spinta del boom economico, viene alla ribalta la questione ambientale. Con l’incidente del 1979 alla centrale di Three Miles Island nasce il movimento antinucleare. In Italia, la vittoria del “Sì” al referendum del 1987 decreta la chiusura delle quattro centrali in funzione nella penisola. segue…
  • Centrali sul Tirreno. Giganti di ferro e cemento si stagliano all’orizzonte, immersi nel silenzio della natura, affacciati sull’immenso mare. In Toscana,  si incontrano il Parco Eolico foce del Cornia e La Centrale termoelettrica Torre del Sale. L’Alto Lazio è ormai, da alcuni decenni, il polo energetico più grande d’Europa. in un raggio di neanche 50 Km, esistono ben tre centrali per la produzione di energia elettrica: Alessandro Volta di Montalto di Castro, Torre Vandaliga Nord e  Torre Valdaliga  Sud a Civitavecchia. Nel basso Lazio c’è invece la Centrale Nucleare di Latina. Il primo impianto atomico ad entrare in funzione in Italia. segue…
  • Carbonai. Il carbone era uno dei pochi combustibili con cui l’uomo poteva riscaldarsi e cuocere il cibo. Nelle zone ricche di foreste e di alberi, come la Maremma, il carbone era un derivato della legna e si otteneva tramite un procedimento particolare, una lunga lavorazione, che spingeva chi faceva il mestiere del carbonaio a trascorrere lunghi periodi nel bosco, lontano da casa. segue…
  • Boom economico. > Alla fine degli anni '50 l’Italia conosce un periodo di grande crescita. Consumi un tempo inimmaginabili diventano accessibili a tutti, o quasi. Gli anni del boom economico contribuiranno a modificare interi territori. Industria, abitazioni, turismo, infrastrutture imprimono nuove identità, anche lungo il Tirreno. Partiamo in bici con qualche spunto riflessivo in più. segue...

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