Turismo balneare
> Dalle stazioni termali alle colonie marine, dal Grand Tour ai voli low cost. Dalle bathing machines alle cabine in cemento. Boom economico e degrado ambientale, viaggi consapevoli e turismo di massa. Cambia la società e cambiano i costumi, anche in spiaggia. Le coste italiane come non le avete mai viste. Scopritele con noi pedalando in compagnia del Tirreno. segue...
Si figuri un’isola dell’arcipelago ellenico, su cui montagne e foreste si alternino capricciosamente, che un giorno, chissà per quale fenomeno, abbia navigato verso la terraferma e vi si sia ancorato senza poter più staccarsene. Senza dubbio, questo luogo ha qualcosa di ellenico, e d’altra parte ha qualcosa di piratesco, di improvvisato, di nascosto, di pericoloso. Laggiù in fondo, a una svolta solitaria, ecco una pineta “tropicale” che dà l’idea di essere lontani dall’Europa (…).
E mai quanto ora ho girovagato e mi sono sentito come in un’isola dimenticato alla maniera di Robinson. Talora mi diverto ad accendere grandi fuochi. La pura irrequieta fiamma che si protende verso il cielo senza nubi col suo gran ventre d’un bianco grigiastro, tutt’intorno l’erica e quella beatitudine dell’autunno che si stempera in cento gradazioni di giallo – oh amico! – questa felicità di estate tardiva sarebbe davvero adatta per Lei, forse anche più che per me!
All’albergo d’Italia (che ha camere squisitamente pulite, purtroppo cucina italiana alla “veneziana”) vivo per due franchi e mezzo al giorno, “tutto compreso”, anche il vino… (…).” Friedrich Nietzsche
Approfondimenti
> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.
Treni popolari e vacanze
A partire dall’agosto 1931, vennero istituiti convogli a “prezzo ridottissimo”. Dalle maggiori stazioni cominciarono infatti a partire i “treni popolari”, straordinari di sola 3° classe, con sconto fino all’80% sulla tariffa normale.
(Colonie marine a Paestum, Fondazione FS)
I convogli popolari furono importanti poiché consentirono in Italia un’iniziale affermazione del turismo di massa, permettendo a migliaia di persone di raggiungere le località di villeggiatura e di prendere il treno per la prima volta. Segue…
Architetture temporanee
L’evoluzione del concetto di tempo pervade a tutti i livelli la cultura contemporanea, manifestandosi nello spazio urbano con nuovi scenari che fanno dell’eterogeneità, della discontinuità, del dinamismo, della molteplicità e dell’intercambiabilità nuovi valori su cui fondare la riflessione teorica e progettuale. La casa contemporanea viene sempre più considerata sotto forma di una dimora “temporanea”, figura emblematica della mobilità che caratterizza la nostra epoca.
Le strutture temporanee assumono ulteriore importanza lungo la vostra, dove l’impronta invasiva del turismo rischia di diventare una seria minaccia per i fragili ecosistemi.
Il concetto di temporaneità nasce con l’uomo. Sotto forma di rudimentale capanna o nella versione più sofisticata della tenda, per secoli l’uomo si è ingegnato a costruirsi un mezzo per la sopravvivenza in ambienti ostili e congeniale al nomadismo, in contrapposizione alla permanenza duratura tipica dei primi ripari nelle caverne.
La tenda, archetipo della logica insediativa temporanea per eccellenza, rappresenta la forma più evoluta di riparo. Soluzione che non incide negativamente sul contesto ospite, ma vi entra in simbiosi.
Con lo sviluppo delle tecniche agricole e dell’allevamento, la permanenza assume però un valore aggiunto. La “firmitas” di Vitruvio promuove la stabilità fisica ma anche la permanenza temporale. La durata nel tempo diventa complemento indispensabile del bello e dell’utile.
Nel Rinascimento, gli elementi strutturali lignei, che avevano contraddistinto la capanna preistorica, assumono sempre più carattere definitivo, evolvendosi nella purezza statica delle colonne e nell’imponenza crescente dell’architettura.
Bisognerà aspettare Illuminismo e Rivoluzione Industriale per ritrovare un’accezione positiva del concetto di temporaneità. È proprio in questi anni infatti che, a seguito della spinta al collezionismo nata con il Grand Tour e con il diffondersi di nuove tipologie costruttive che vedono nell’acciaio l’emblema della modernità, si affermano grandi fiere ed esposizioni internazionali imperniate su installazioni temporanee.
Dai primi anni del ‘900 si assiste alla graduale trasformazione dell’architettura, legata tradizionalmente al concetto di durata e staticità, in una realtà in divenire, associata ad una dimensione dinamica, transitoria, evolutiva, adattabile al trascorrere del tempo e al mutare delle circostanze. Diventano nuovi paradigmi progettuali la temporaneità (di forma, collocazione e conformazione), la leggerezza, la reversibilità delle tecniche costruttive.
“abbiamo perso il senso del monumentale, del pesante, dello statico e abbiamo arricchito la nostra sensibilità del gusto del leggero, della pratica, dell’effimero, del veloce” (dal Manifesto dell’architettura futurista, 1914)
Durante il secondo conflitto mondiale si registra una sempre più cospicua richiesta di spazi ad uso temporaneo, in primis per far fronte alle contingenze belliche e alle emergenze umanitarie conseguenti. In ambito militare si avviano i primi studi finalizzati alla realizzazione di sistemi costruttivi temporanei leggeri, caratterizzati da reversibilità e adattabilità, anche grazie alle prime ricerche sulle plastiche.
Oggi è possibile ripartire da questi concetti per riconoscere, in un’ottica di neo-nomadismo, l’abitazione e più in generale le strutture dell’ospitalità, come un “abitacolo” in movimento. Architetture reversibili, adattabili, ecologicamente compatibili con l’ambiente circostante, personalizzabili a seconda delle esigenze.
(Scouty)
A mettere in discussione la vocazione alla lunga durata dell’architettura concorrono da anni molteplici fattori tra i quali il dinamismo dei tempi moderni, le esigenze crescenti, la globalizzazione e la mobilità totale, l’influenza della cultura americana del consumismo, le esperienze mordi e fuggi.
In armonia con l’estetica, la progettazione di nuove strutture deve considerare il consumo energetico, lo smaltimento dei rifiuti e l’uso di materiali riciclati. Un connubio che può essere ricercato sempre più nella sperimentazione di strutture temporanee, per evitare di ricadere nella logica di rigidità del costruito, causa dell’attuale obsolescenza e degrado di interi comparti urbani.
Il concetto di reversibilità si è progressivamente affermato nel corso degli anni come caratteristica basilare di un sistema in grado di essere de-costruito affinché gli elementi che lo compongono, anzichè considerati scarti e rifiuti, possano essere valorizzati in un nuovo processo produttivo.
(Goldengate camper)
Talassoterapia
La talassoterapia è una metodica terapeutica che ha origini antiche. Il mare infatti è stato uno dei principali mezzi di cura nella storia dell’uomo. Le sue virtù benefiche erano conosciute e sfruttate già da Egiziani, Fenici, Greci e Romani.
Il potere terapeutico del bagno marino viene testimoniato in numerosi papiri egiziani, ricchi di informazioni sull’uso dell’acqua di mare per medicare piaghe e ferite. Erodoto d’Alicarnasso (484-425 a.C.), osservando come gli stessi Egiziani essiccavano i pesci al sole, intuì i benefici che l’uomo poteva trarre dall’esposizione alla luce solare e propose il bagno di sabbia secondo una tecnica assai simile a quella dei nostri giorni.
Greci e Romani riconoscevano all’acqua di mare molteplici virtù, atte non solo alla cura delle malattie, ma anche al mantenimento dello stato di salute e della bellezza del corpo. Celso nel “De Medicina” consiglia l’esposizione al sole piuttosto che all’ombra e propone di far seguire all’esercizio muscolare l’unzione eseguita al sole.
“L’acqua marina allenta i dolori lombari e le gambe stanche” (Ippocrate di Cos, 460-380 a.C.)
Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) scriveva di come i bagni di mare eccitano e sviluppano il corpo. Svetonio (69-130d.C.) nella sua “Vita dei Cesari” non mancava di riportare con quanta cura Nerone facesse uso dell’acqua di mare.
Non meno importante era l’esposizione al sole. Il solarium, infatti, nelle terme romane, serviva per il bagno di sole. Lo stesso Cicerone (106-43 a.C.) chiamava il bagno solare “sol arsus” se eseguito a pelle asciutta e “sol unctus” se l’esposizione avveniva a pelle unta. Il medico Oribasio (325-423 d.C.) che nelle sue “Collectiones medicae” raccolse quanto dalla scienza medica era noto al suo tempo, consigliava il bagno di sole per la cura dell’artrite e dell’obesità.
(Bagnanti, Piazza Armerina, IV sec d.C.)
Nel Medio Evo, le opere di Avicenna richiamano l’attenzione sulla accuratezza con cui deve eseguirsi, nei soggetti deboli, la tecnica del bagno di mare e l’elioterapia. Michele Savonarola (1384-1468), professore a Padova e Ferrara, produsse un’ampia descrizione delle malattie che, dalla cura marina, traggono benefici o ne subiscono danni.
Nel 1553 a Venezia viene dato alle stampe quello che è considerato il capolavoro dell’ Idrologia Medica e il primo vero trattato di balneoterapia: “De Balneis omnia quae extant apud Graecos, Latinos et Arabas scriptores” in cui non mancano i riferimenti alle proprietà terapeutiche del mare.
La talassoterapia “moderna” nasce in Inghilterra nel 1700 con Richard Russel, che descrisse i benefici terapeutici degli agenti naturali provenienti dal mare: sole, sabbia, acqua di mare riscaldata. Non solo consigliava di fare il bagno nell’acqua di mare, ma suggeriva di “bere l’acqua di mare e mangiare tutte cose marine nelle quali è concentrata la virtù del mare”.
Nel 1769 il nostro Spallanzani intuiva l’azione battericida del sole, mentre lo sviluppo della scienza medica, della fisica, della chimica e soprattutto lo spirito di ricerca di quegli anni, portarono ad interessanti osservazioni sull’efficacia dell’elioterapia in alcune dermatiti, ulcere, ferite, nelle fratture, nella tubercolosi ossea, nel rachitismo.
Il mare sembrava, tutto d’un tratto, averle aspettate da sempre. A credere ai medici, stava li, da millenni, perfezionandosi pazientemente, nell’unico preciso intento di offrirsi come unguento miracoloso da offrire alle loro pene, dell’animo e del corpo. Cosi come andavano ripetendo in salotti impeccabili, a mariti e padri impeccabili, gli impeccabili dottori, sorseggiando tè, e misurando le parole, per spiegare, con paradossale cortesia, che lo schifo del mare, e lo choc, e il terrore, era, in vero, serafica cura, per sterilità, anoressie, sfinimenti nervosi, menopause, sovraeccitazioni, inquietudini, insonnie. Ideale esperienza per sanare i turbamenti della giovinezza e preparare alla fatica dei muliebri doveri. Solenne battesimo inaugurale di giovinette divenute donne. (“Oceano mare”, Baricco)

Alla fine del ‘700, l’acqua di mare si somministrava per via orale, per clistere, per via intramuscolare ed endovenosa; si prescriveva come purgante, come faceva lo stesso Ippocrate. Per renderla più gradevole, la si offriva sotto forma di pozioni edulcorate, riattualizzando i consigli di Dioscùride Pedanio, medico greco di Anazarba del I sec. d.C.. Questo entusiasmo, non sempre giustificato, portò White a scrivere “The use and abuse of sea water” pubblicato in Inghilterra nel 1775.
In quello stesso periodo, la talassoterapia ebbe un forte sviluppo anche in Francia. A Dieppe, nel 1778 nasceva la prima “Casa di salute termale marina”. Il termine “talassoterapia” (che trae la sua origine etimologica dalla parola greca thalassa) compare per la prima volta, nel 1867, nell’opera del medico francese La Bonardiére.
Nel XIX secolo, la talassoterapia divenne vera disciplina, anche a seguito delle ricerche di Claude Bernard e di Réne Quinton che dimostrarono l’affinità del pH e della composizione chimica dell’acqua di mare con il liquido extracellulare.
L’essere umano viene restituito alla sua origine acquatica poichè “tutti gli organismi provengono da una cellula e questa cellula è di origine marina”. Viene messa in evidenza una notevole similitudine tra le componenti minerali del plasma umano e dell’acqua marina. Così come la conosciamo oggi, la talassoterapia è figlia di Louis Bagot, che istituì a Roscoff nel 1899 il primo Centro Talassoterapico. Nel 1908 nacque il centro termale di Montecarlo.
In Italia il primo documento ufficiale riguardante la talassoterapia è il “Regolamento per il buon servizio e il buon ordine dei bagni di mare” del Governo Toscano del 1822. Il primo stabilimento eliomarino italiano, l’Ospizio Marino, fu fatto costruire a Viareggio dall’amministrazione dell’Ospedale di Lucca. Fra il 1870 e il 1890 nascono i più prestigiosi stabilimenti elioterapici dell’Alto Adriatico, quelli del Lido di Venezia e di Grado. Nel 1910 Giulio Ceresole fonda l’Osservatorio per lo studio della Climato-talassoterapia al Lido di Venezia.
(stabilimento idroterapico di Rimini)
Negli anni cinquanta a Venezia si istituì la balneoterapia con acqua di mare calda. L’esempio fu presto seguito a Grado e a Jesolo, dove accanto al vecchio Istituto Marino nasceva uno stabilimento psammoterapico. Negli anni ’60, a Lignano, Bibione e Sottomarina sorgevano stabilimenti per sabbiature. Nel 1976 venne costruito il famoso stabilimento talassoterapico di Rimini. Nel corso degli anni, i centri dove si pratica la talassoterapia si sono moltiplicati sulle coste dell’Atlantico, del Baltico, del Mediterraneo e del Mar Nero.
È in Francia che gli istituti talassoterapici hanno conosciuto il maggiore sviluppo ed è proprio la Scuola Francese che ha elaborato i criteri attualmente riconosciuti e codificati sulle applicazioni delle metodiche talassoterapiche.
(Seebrücke Ahlbeck)
In Italia sono attivi diversi centri talassoterapici: Grado, Lignano Sabbiadoro, Rimini, terme di Cervia, terme di San Giovanni all’isola d’Elba, terme di Santa Margherita, Terme del Parco Fort Village in Sardegna.
La talassoterapia si avvale degli effetti terapeutici determinati nell’organismo umano dai due principali elementi caratterizzanti l’ambiente di mare: il clima e l’acqua marina. Prevede l’utilizzazione simultanea, sotto sorveglianza medica e in un sito marino privilegiato, del clima marino, dell’acqua di mare, dei fanghi marini, delle alghe, delle sabbie e di tutte le altre sostanze del mare.
Il termine “talassoterapia” comprende, dunque, diverse metodiche terapeutiche, quali: la climatoterapia e in particolare l’elioterapia, la balneoterapia, la psammoterapia, la peloidoterapia, l’algaterapia.
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