Miniere in bici
Il nostro Paese rappresenta, a livello mondiale, uno dei luoghi dove maggiormente si è sviluppata la cultura e l’arte legata all’estrazione dei minerali. L’Italia conserva infatti un vasto e originale patrimonio industriale legato all’estrazione e lavorazione dei minerali, nonché un variegato patrimonio geominerario, a cui si aggiunge la storia mineraria più a lungo documentata. La Toscana, dopo la Sardegna, è la seconda regione con il maggior numero di siti. segue…
Approfondimenti
> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.
(Miniera del Ginevro pedalando all’Isola d’Elba, dalla collezione Tirrenica360)
Italia mineraria
Al momento dell’Unità, l’attività mineraria era assai modesta. Il nuovo stato unitario considerò la necessità di creare un’industria siderurgica moderna, già fiorente nel periodo Etrusco e Romano e soprattutto nel Medioevo.
L’ascesa della siderurgia moderna vide Piombino in prima linea, dove proseguiva la tradizione di Populonia. Il minerale di ferro proveniva ancora dall’isola d’Elba e dalla Maremma Toscana, dalla Val d’Aosta e dalla Sardegna. La produzione mineraria, prima totalmente esportata, venne utilizzata negli alti forni esistenti nel Regno. Nel corso della grande guerra ebbe inizio anche l’utilizzazione delle sabbie ferriere lungo tutta la costa della penisola, ove sfociano i fiumi provenienti da zone vulcaniche.
(minatori a fine turno, archivio Banchi)
Diversi incidenti funestarono la storia delle miniere italiane. Il vertiginoso ritmo produttivo, non compensato da adeguati mezzi tecnici, causò gravi disastri minerali per il crollo di interi sotterranei tra cui quello nel 1881 nelle miniere di ferro del Monte Argentario.
Nel 1902 entrarono in funzione gli altiforni di Portoferraio all’Isola d’Elba che, insieme a quelli di Piombino, di Follonica e di San Giovanni Valdarno, sostituiranno nel corso del XX secolo le vecchie ferriere nel trattamento dei minerali di ferro.
(torri minerarie, pedalando sul Monte Argentario, dalla collezione Tirrenica360)
Una crisi mondiale di inaudita violenza imperversò dal 1929 al 1932 travolgendo le economie di ogni paese. Il marasma economico prodotto dalle devastazioni della guerra, mai sanato nel decennio successivo, esplose sotto forma di fulmineo crollo dei prezzi. Molte industrie dovettero sospendere la produzione, rovesciando sul lastrico milioni di disoccupati, compresa quelli coinvolti nella produzione mineraria.
La crisi imperversò su tutte le miniere, facendo sentire i suoi effetti dirompenti anche sull’industria italiana. Numerose miniere, specialmente le più povere, vennero abbandonate. In esse vennero trascurate persino le manutenzioni, col rischio di comprometterne l’eventuale futura ripresa.
Dal 1935, con l’inizio della guerra d’Africa e delle sanzioni, la politica autarchica diede nuovo impulso all’industria minerale italiana. Tutti i settori minerali furono rivalutati per raggiungere l’obiettivo riassunto nello slogan: “bastare a noi stessi!”.
Ma assurda era la convinzione che questa strategia dovesse durare in eterno, quando le risorse minerarie italiane, proiettate ai consumi futuri, non potevano certamente soddisfare questa ambiziosa utopia. Tuttavia, in questa euforia autarchica, il settore minerale italiano fu mobilitato ai massimi livelli produttivi.
(pozzo Littorio a Ribolla, archivio Civilini)
Un notevole prodotto di questa industria fu l’enorme obelisco eretto al centro del Foro Italico, allora foro Mussolini, con il quale ripetere il fasto della Roma Imperiale. Tratto dalla cava della Carbonera (Carrara), ove attinsero per primi gli edili romani, la colonna risultò di 550 tonnellate in un blocco solo, lunga 17 metri. Per portarla dall’altitudine di 800 metri al mare, fu imprigionata in una gabbia, trascinata al piano lungo il ripido pendio a mezzo di funi in acciaio. Per raggiungere il mare, fu impiegata una teoria di 40 paia di buoi aggiocati al traino. Un galleggiante, battezzato “Apuano” e costruito appositamente con 150 tonnellate di ferro, fu destinato a trasportare il monolito sino alla foce del Tevere.
Le delusioni belliche determinarono ben presto un regresso generalizzato dell’attività mineraria, fino al suo crollo avvenuto nel 1944 con l’abbandono pressocchè totale dell’attività produttiva.
Il ripristino delle vecchie miniere iniziò nel 1945 in condizioni certamente inadeguate alle difficoltà ed ai pericoli dovuti a sacche d’acqua pensili, accumuli di gas e fuochi latenti originati dal lungo periodo di abbandono.
Il 4 maggio 1954 si verificò all’interno della miniera di Ribolla (Grosseto) un tremendo scoppio di Grisù che causò la morte di 43 minatori. Il recupero delle salme richiese 38 giorni di pericoloso lavoro. La miniera fu chiusa dopo alcuni anni e mai più riaperta. (ascolta il podcast)
(la tragedia di Ribolla, 1954)
Nel 1968 alcuni comparti toccarono i loro massimi assoluti ed altri si assestarono su buoni livelli produttivi. Solo per i minerali di ferro e di zolfo la produzione era già in avanzato declino.
Nel settore minero energetico, fin dal 1926 era stata costituita l’AGIP, anche se nei suoi primi venti anni di attività non ebbe quei successi sperati, tanto che nell’immediato dopoguerra si pensò di liquidare l’azienda. Ad opporsi a tale operazione fu Enrico Mattei, allora commissario straordinario dell’Agip, per cui le ricerche continuarono con le vecchie sonde già in uso nell’anteguerra.
I primi successi nell’estrazione di idrocarburi si ebbero in Val Padana con la scoperta di diversi giacimenti. La produzione di metano, da soli 42 milioni di metri cubi nel 1945 passò a oltre 2 miliardi di metri cubi nel 1953, quando veniva istituito l’Eni che inglobò AGIP, ANIC, ROMSA e SNAM, estendendo la ricerca mineraria in Iraq Egitto, Somalia, Sudan, Libia, Tunisia, Marocco e Nigeria.
L’Italia, dal 1958 in rapida e forte espansione industriale, aumentò progressivamente la produzione di energia elettrica utilizzando sempre più il petrolio a scapito del carbone, in virtù dei costi inferiori. Il carbone italiano non poteva reggere la concorrenza dei carboni esteri, tantomeno quella del petrolio.
(Museo di Gavorrano nelle Colline Metallifere, dalla collezione Tirrenica360)
Nel 1963 fu istituito l’Enel, quando in Italia oltre un milione di abitanti (uno su quaranta) viveva ancora a lume di candela. Nel quadro della nazionalizzazione elettrica, il sempre maggiore utilizzo del petrolio causò il rapido declino produttivo e occupazionale nel settore del carbone, preludio alla sospensione produttiva decisa nel 1972, proprio alla vigilia della improvvisa crisi energetica. Da quel momento terminava l’attività produttiva e le miniere furono ridotte a sola manutenzione. In Sardegna, la centrale termoelettrica del Sulcis, costruita appositamente presso le miniere per essere alimentata a carbone, funzionò solo ad olio combustibile, più economico.
La crisi energetica del 1973 trovò impreparata l’industria italiana ed europea. Il periodo depressivo risultò molto più pesante dei precedenti perché aggravato dalla nascente sensibilità ecologica e dall’aumento dei costi di produzione.
(minatori al pozzo, archivio Banchi)
I risultati economici delle imprese peggioravano gradualmente a causa di vari fattori negativi concomitanti: il naturale e progressivo impoverimento di molti giacimenti; l’aumento delle profondità delle coltivazioni; l’aumento del costo del lavoro e dei materiali di consumo. Fattori questi non compensati da analogo aumento delle quotazioni dei minerali.
Tale situazione provocò la chiusura di numerose miniere e la recessione produttiva di altre. Cominciò l’Italsider con la chiusura delle miniere di ferro manganese dell’Argentario. Dal 1977 al 1981 toccò alle millenarie miniere di ferro dell’Isola D’Elba. Il declino si accentuava fortemente in ogni settore e l’inevitabile crollo avvenne nel corso del 1981, dando luogo alla quarta decadenza mineraria che la storia ricordi. Dopo le decadenze etrusche, dell’Alto Medioevo e del XVII secolo, quest’ultima si sta verificando in un periodo in cui consumi di materie prime minerarie stanno crescendo, per l’aumento della popolazione e delle sue esigenze.
Se le miniere italiane non sono più concorrenziali, potranno trovare nuova vita in un’ottica di valorizzazione turistica e culturale?
(Teleferica abbandonata pedalando le bandite di Scarlino)
Multimedia
- La tragedia della miniera di Ribolla. Il 4 maggio 1954, un’esplosione di gas avvenuta nella miniera di lignite a Ribolla, nella Maremma toscana, provoca la morte di 43 minatori. (Wiukiradio, puntata del 4.5.23)
- Esplorazioni minerarie in Italia. Sono ormai poche le miniere attive in Italia, le cui attività estrattive sono in gran parte cessate oltre quarant’anni fa. Ma adesso stanno per partire quattordici progetti per esplorare il nostro sottosuolo alla ricerca di metalli importanti per l’industria e la transizione ecologica. Le aree sono state individuate un po’ in tutto il nostro territorio, ma si collocano in gran parte lungo l’arco alpino occidentale, la Toscana e la Sardegna. Intanto si registrano già forti resistenze locali all’idea di dover ospitare nel proprio territorio attività di prospezione mineraria, anche per gli impatti ambientali che tali attività potrebbero avere. E poi: l’estrazione di determinati minerali in Italia sarà davvero economicamente conveniente rispetto all’offerta presente sul mercato mondiale? (Radio3 Scienza, puntata del 30.7.25)
- L’Europa è una comunità fondata sul carbone. Nel 1951, sei Paesi europei posero le basi della Comunità del Carbone e dell’Acciaio. Come parte di un accordo diretto tra Italia e Belgio, l’Italia inviò i suoi lavoratori verso nord—manodopera Italiana in cambio di carbone Belga. Dove andavano i convogli diretti a nord? Coloro che arrivavano in Belgio venivano mandati direttamente nelle miniere. Nemmeno la tragedia di Marcinelle fu sufficiente a fermare questo movimento incessante, né a scoraggiare chi ancora cercava lavoro sottoterra. Genk un tempo contava tre miniere attive. Oggi, restano solo pochi minatori. La polvere di carbone li ha soffocati lentamente, uno dopo l’altro. E quando le miniere hanno chiuso, un nuovo tipo di polvere—e una nuova forma di sfruttamento—ha preso il loro posto. Abbiamo raccolto le voci di sopravvissuti, parenti, medici, residenti e operatori sociali, seguendo il percorso di questa polvere invisibile che ha silenziosamente reclamato così tante vite. (da “Dust/Polvere, quello che resta sotto terra”, ascolta il documentario)
Giornata delle Miniere
Oggi il patrimonio culturale viene concepito sempre meno come creazione di specialisti e sempre più come risultato di un processo di costruzione sociale in cui chi decide non sono più gli esperti, ma le comunità che eleggono ciò che è meritevole di protezione e valorizzazione, in base a una propria scala di valori connessi alla salvaguardia della propria identità storica e della propria memoria sociale. Niente come il patrimonio minerario è oggi specchio di queste tendenze.
Esistono più di 3 mila siti minerari dismessi su tutto il territorio nazionale, un patrimonio naturale, di valore paesaggistico, storico-artistico, archeologico, industriale, di storia e cultura d’impresa del lavoro, con enormi potenzialità turistiche, culturali, sociali e di ricerca scientifica. La promozione del turismo minerario quale turismo responsabile e sostenibile, attento all’ambiente ed alle comunità, è quanto mai urgente ed attuale.
(lavorare in miniera all’Isola d’Elba)
La “GNM Giornata Nazionale delle Miniere”, dedicata alla memoria mineraria, nasce con l’obiettivo di promuovere le miniere “culturali”, in collaborazione con l’Associazione Italiana per il Patrimonio archeologico industriale (AIPAI). Rappresenta ormai un appuntamento fisso con un calendario nazionale di eventi minerari che percorre i comuni italiani da Nord a Sud.
L’offerta delle iniziative si presenta sempre più variegata: dalle visite guidate al trekking in miniera, dai convegni, workshop e seminari, ai concerti, alle mostre e agli spettacoli teatrali all’interno dei siti minerari. Escursioni, degustazioni, mercatini e persino occasioni per cercare l’oro, assistiti dagli esperti. I siti minerari, generalmente lontani da grandi centri urbani, rappresentano un elemento chiave nella valorizzazione turistica delle aree interne.
“Le strutture sono state abbandonate, lasciate libere di trasformarsi in rapporto con il tempo e la sua azione. Pozzo Earle è come la punta di un iceberg, l’arrivo o la partenza,di un pozzo che scende a 190 metri, incontrando gallerie, che ogni giorno, uomini percorrevano e lavoravano, Ia vera città era lì.
In superficie, la punta dell’icerberg: la struttura che ospita ancora l’argano e le altre macchine minerarie, ora ferme. […] I’esplorazione di questi ambienti, il trovare la presenza e le tracce delle persone che qui hanno lavorato, vissuto. Sono luoghi ancora pieni di gesti e pensieri, segni lasciati sui muri, oggetti abbandonati, interruttori staccati con lo zero fisso, cartelli minacciosi che parlano di mine, ingranaggi e scariche elettriche.
Poi macchine, fili, cavi, e la polvere, tanta su tutto. I trent’anni di immobilità, dove niente è stato spostato, solo il tempo in un continuo rapporto con le cose interviene. Gli oggetti, le macchine si quietano. Si confondono le forme, e tutto diventa materia che inizia una sua vita di trasformazione.” (dalla mostra “Dalla memoria alla materia”, Valle Lanzi e Pozzo Earle)
Rete ReMi
È con l’obiettivo di promuovere le “miniere culturali” che, nel 2015, nasce la ReMi, la Rete Nazionale dei Parchi e Musei minerari d’Italia. La Rete nazionale opera sull’intero territorio per favorire il recupero e la valorizzazione dei siti minerari dismessi promuovendo lo sviluppo del turismo minerario in Italia.
La ReMi ha creato, per la prima volta in Italia, un sistema di relazioni tra istituzioni e gestori dei parchi e musei minerari, capace di mettere a giorno le problematiche comuni, nel tentativo di promuovere un settore che può essere volano di sviluppo economico per i territori, soprattutto se integrato con i circuiti dei cammini e vie storiche, dei borghi italiani, delle ferrovie turistiche, della mobilità dolce a piedi ed in bicicletta, dei luoghi dell’enogastronomia di qualità.
La Rete ReMi conta oggi 74 siti rappresentati, tra cui i quattro parchi minerari nazionali istituiti con Decreto-legge e la maggior parte delle realtà minerarie riconvertite ad usi museali e culturali. Tutte le aree geografiche e 14 regioni sono rappresentate, con la dominanza della Sardegna (19) seguita dalla Toscana (16) dalla Lombardia (8) e dal Trentino Alto Adige (6). segue…
Passaporto Miniere
Il “Passaporto turistico REMI” ha lo scopo di incoraggiare l’interesse per la conoscenza del territorio e creare opportunità per diffondere cultura e turismo sui temi del patrimonio minerario dismesso. Il turista visitatore ritirerà il libretto nei musei/Parchi/siti aderenti alla rete, da “riempire” con un timbro dei musei minerari visitati in Italia. segue…
Tutela e valorizzazione
Il Disegno di legge 1274/2018 “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dei siti minerari dismessi e del loro patrimonio geologico, storico, archeologico, paesaggistico e ambientale”, è la prima proposta concreta di cornice normativa mai elaborata in Italia.
Prende le mosse dalla considerazione che sul territorio nazionale è presente un ingente patrimonio minerario che deve essere conservato, riconvertito, riqualificato ai fini turistici-culturali dato che in esso si riconoscono valori che l’Italia tutela e valorizza ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
Tutela, valorizzazione e riconversione del copioso patrimonio minerario dismesso, è in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile Goal 11 dell’ONU 2030 sulle città e comunità sostenibili, che intende pianificare il territorio in modo da proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale.
(la storia della miniera di Gavorrano nelle Colline Metallifere)
Uomini e miniere
> Per lungo tempo, nella coltivazione delle miniere, l’uomo poté fare affidamento solo sulla sua forza e sul suo coraggio. Moltitudini faticarono nelle viscere della terra, vi soffrirono e vi morirono per strappare all’oscurità i suoi tesori profondi. Crolli, inondazioni dei sotterranei o violente esplosione erano una continua minaccia. Questi drammatici eventi, che causarono innumerevoli infortuni mortali, devono essere ricordati in ossequio a quei minatori che nulla poterono contro le forze della natura segue...
(ispezione in galleria, archivio Banchi)
Centrali sul Tirreno
> Sviluppo, paesaggio, identità dei luoghi sono da sempre fortemente collegati alla disponibilità di energia. Centrali a olio, carbone, eoliche, nucleari.... Gigantesche cattedrali si stagliano all'orizzonte. Andiamo alla scoperta dei territori di energia lungo il Tirreno. segue...
Riferimenti
Testi elaborati da:
- “La rete nazionale dei parchi e dei musei minerari, viaggio nell’italia mineraria”, Ispra segue…
- “Storia industria mineraria italiana”, S.Santini segue…
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(Museo Magma di Follonica nelle Colline Metallifere)









