Alla scoperta dell’Isola d’Elba, pedalando tra granito e ginestre, miniere abbandonate, fortezze ed insenature.

(laghetto Sassi Neri, dalla collezione Tirrenica360)

Isola d’Elba in bici

L’Elba è una isola molto impegnativa. Strade trafficate, curve, saliscendi e dislivelli richiedono prudenza, esperienza ed un ottimo allenamento. Le bici a pedalata assistita vengono in aiuto almeno sull’ultimo aspetto: pedalando sull’isola ne incontrerete a centinaia, anche grazie ai tour operator che offrono mezzi ed accompagnatori.

La traccia proposta è in realtà l’unione di esplorazioni avvenute in più giorni. L’accorpamento in un unico file permette la visione di insieme, lasciando ad ognuno la libertà di frammentarlo a proprio piacimento.

Spezzandola in più parti è infatti possibile distribuire la fatica, lasciando più di tempo per la conoscenza dei territori. Potendo contare su una settimana di vacanza e immaginando un pernotto stabile a Portoferraio (il paese che concentra più opportunità),  si possono – ad esempio – immaginare tre anelli, concentrati intorno ai paesi di  Capoliveri (sud-est), Rio (nord-est) e Marciana (ovest). segue…

(Marciana, dalla collezione Tirrenica360)

Fotoracconto

Alcune immagini scattate lungo il Grande Anello dell’Elba.

Social

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Tirrenica360

> La collezione di FotoSferiche dedicate a questo percorso, raccolte nella mappa di insieme Tirrenica360.

(miniere Monte Calamita, dalla collezione Tirrenica360)

Dintorni

> Cosa vedere nei dintorni? Perchè non fermarci qualche giorno ad esplorare il territorio? In aggiunta all'elenco seguente, date una occhiata alla mappa Tirrenica360 e aiutateci ad arricchire l'elenco con le vostre segnalazioni.

Pianosa in bici

Pianosa è per estensione la quinta isola dell’Arcipelago Toscano. Frequentata dall’uomo preistorico e dai più antichi navigatori presenta testimonianze del neolitico, dell’eneolitico e dell’età del bronzo. Sede di strutture residenziali marittime di epoca romana, , fino al 1998 è rimasta chiusa al turismo perché sede di un penitenziario. segue…

Promontorio di Piombino

Il Promontorio di Piombino custodisce il borgo medioevale e il Parco Archeologico di Populonia, città etrusca e poi romana. Una traversata indimenticabile lungo il crinale, immersi nella rigogliosa vegetazione mediterranea. La discesa verso Piombino vi regalerà spettacolari affacci sull’isola d’Elba. segue…

Batterie costiere

Fin dalla riunione del 14 gennaio 1921 dello Stato Maggiore del Regio Esercito sulla difesa costiera, si stabiliva che tra le quindici “zone industriali e demografiche da coprire dalle offese da mare” c’erano l’Elba e Piombino.

All’Elba sorgeva infatti l’industria siderurgica “Ilva” il cui stabilimento, funzionante fin dal 1900, utilizzava i minerali ferrosi estratti nella zona orientale dell’isola occupando un numero sempre più crescente di lavoratori. E così, a Roma, nell’aprile 1924 presso il Ministero della Guerra, la commissione mista circa la difesa del Tirreno con batterie costiere, stabiliva le zone da fortificare tra cui Elba-Piombino perché “zona di particolare importanza militare”. Le batteria costiera antinave di medio calibro  sul promontorio dell’Enfola tra la fine degli anni ’20 ed i primi del’30 affinché, insieme alla gemella “Sommi Picenardi” di Punta Falcone a Piombino, coprissero con i loro settori di tiro lo specchio d’acqua del canale omonimo possibili forzamenti da parte di flotte nemiche.

Capo d’Enfola

La penisola di Capo Enfola era famosa per la sua vecchia tonnara, dove fino al 1958 si pescavano e lavoravano i tonni, una tradizione secolare che coinvolge diversi centri marinari, tra cui Favignana in Sicilia.

Il sentiero che porta in cima al promontorio è ricco di infrastrutture belliche risalenti alla Seconda guerra mondiale con camminamenti, depositi di munizioni, bunker, postazioni per le batterie. Un imponente sistema difensivo, realizzato dalla fine anni ’20 dalla Regia Marina per il controllo dei traffici marittimi. Il complesso era costituito da diversi edifici, tra cui alloggi per i militari, centrale elettrica, cisterne e bunker.

(Capo d’Enfola, dalla collezione Tirrenica360)

Il sentiero conduce fino a Capo d’Enfola, una magnifica terrazza a picco sul mare. In questa zona l’itinerario si snoda tra i profumi e i colori della gariga, la tipica vegetazione delle coste rocciose caratterizzata da bassi cespugli di elicriso, finocchio di mare e medicaggine marina, specie capaci di resistere a vento, salsedine e scarsa presenza di suolo. Da Portoferraio si lascia la bici al parcheggio (nei pressi della spiaggia) e si prosegue a piedi nell’anello di Capo D’Enfola.

Fortezza del Volterraio

Situata a 394 metri s.l.m., tra Portoferraio e Rio Elba, la Fortezza del Volterraio risale al XI sec. ed è uno dei luoghi storici più amati e suggestivi dell’isola. Già alla fine del IV secolo a.C. il rilievo era sede di una “fortezza d’altura” necessaria per l’importanza strategica acquisita dall’Elba e per la presenza di preziose risorse minerarie. Nel Medioevo il Volterraio si inserisce nel sistema difensivo dell’isola ideato dalla Repubblica Pisana contro le incursioni piratesche.

(Volterraio, dalla collezione Tirrenica360)

Santuario Madonna del Monte

Nella parte occidentale dell’Isola d’Elba si erge un santuario dalla storia affascinante. Napoleone Bonaparte si accampò vicino alla chiesa. Qui soggiornò anche il mistico San Paolo della Croce. Ascolta la puntata “Santuario della Madonna del Monte all’Isola d’Elba raccontato da Gloria Peria“, 8 ottobre 2023

Fari e torri

Lungo la costa elbana si ergono numerosi fari che, fin dai tempi antichi, hanno sempre svolto un ruolo fondamentale nella gestione del traffico marittimo facendo dell’isola un importante punto di riferimento per la navigazione nel Mar Mediterraneo. Perfettamente integrati nel paesaggio costiero, questi fari rappresentano oggi un patrimonio culturale da salvaguardare nonché delle vere e proprie attrazioni turistiche. segue…

(Faro di Capo Poro, dalla collezione Tirrenica360)

Eremo di Santa Caterina

Le mura che oggi formano l’Eremo di Santa Caterina risalgono al 1624, ma chiesa, romitorio e hortus conclusus, furono eretti probabilmente prima dell’arrivo del primo eremita, sopra un piccolo tempio più antico e piccolo, la cui abside era orientata verso il monte.

Secondo la tradizione l’eremo è stato ampliato e abbellito in seguito ad una apparizione di Santa Caterina che, bellissima e bianco-vestita, sarebbe apparsa in un pomeriggio di primavera a un pastorello, chiedendo di festeggiare questa visione ogni Lunedì di Pasqua. In seguito alle manifestazioni miracolose e gli interventi di rifacimento della struttura, l’eremo divenne luogo di pellegrinaggio per tutta l’Elba.

Qui i marinai erano soliti portare i loro ex-voto per ringraziare la Santa dei pericoli scampati in mare. C’era inoltre l’usanza degli uomini di mare riesi di rendere omaggio alla chiesa quando si allontanavano dalla costa, salutandola col cappello in mano e la bandiera al picco. L’ultimo custode visse al santuario fino al 1858, da allora la chiesa fu completamente abbandonata e cadde in rovina. segue…

Approfondimenti

> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.

Le miniere di ferro sono state, fino agli anni ’80 del 1900, pressoché l’unica risorsa per la gente di Rio. era una vita dura quella del minatore, si lavorava il giorno e la notte e, prima dell’avvento dei mezzi di trasporto, la miniera si raggiungeva a piedi, partendo prima dell’alba e illuminando il sentiero con il “tizzone”, un legno preso dal fuoco dopo aver preparato “l’acqua pazza”, la tipica colazione. In una valigetta si portava “il convio”, cioè un misero pasto per la giornata. il lavoro era a cottimo, tutto a forza di braccia, respirando polvere di ferro. Si moriva di silicosi e spesso per gravi incidenti nella galleria. Tornati a casa c’era la vigna, gli orti, gli animali, la legna, il grano, il pagliaio, l’acqua da prendere alla sorgente … le necessità di una famiglia numerosa. una vita senza tregua! (da un pannello di Rio nell’Elba)

Storia dell’Elba

Elba è la terza isola italiana per estensione, dopo Sicilia e Sardegna. Tra le isole dell’Arcipelago Toscano è quella che presenta la maggiore complessità geomorfologica, riflessa in una diversità mineralogica unica a livello mondiale.

La presenza umana all’Isola d’Elba risale al paleolitico.  Etruschi e Romani si passarono il testimone, interessati allo sfruttamento delle miniere di ferro e a consolidare le rotte marine.

(Mappa dell’Elba, Porcacchi, 1576)

Lungo le coste dell’isola si incrociavano le principali vie commerciali: vino italico diretto ad Occidente, salse di pesce, vino, olio e grano che da Spagna, Gallia e Africa giungevano ai mercati italici in età imperiale. Portoferraio era un facile e sicuro rifugio, ottimo dunque per l’insediamento umano.

Le risorse minerarie elbane costituivano un forte richiamo: il ferro, già sfruttato in epoca etrusca, continuò ad essere estratto per secoli. Nel tempo si aggiunse anche l’estrazione del granito.

L’isola cadde sotto il dominio di Pisa quando le gloriose repubbliche marinare riuscirono a rendere più sicura la navigazione nel Tirreno, liberandolo quasi interamente dalle flotte dei pirati e corsari. In quel periodo di relativa calma, la repubblica marinara pisana poté impossessarsi, più facilmente, delle sue ricche miniere del ferro.

I pisani rinforzarono le difese costiere dell’isola, restaurarono le torri di avvistamento. Potenziarono il castello del Volterraio a difesa della popolazione ed assicurarono un lungo periodo di stabilità all’isola, fino a quando non entrarono in conflitto con Genova per il controllo del Tirreno, delle sue coste e delle sue isole.

Nel 1284, con la battaglia della Meloria, Genova ha la meglio su Pisa. Il capo della signoria Gherardo D’Appiano è costretto a cedere la città ed il suo territorio al duca di Milano Gian Galeazzo Visconti. D’Appiano tenne per sè Piombino e l’arcipelago toscano e da quell’anno inizia il dominio della signoria e dopo del principato degli Appiani sull’isola.

La signoria degli Appiani era un piccolo stato che non disponeva di mezzi sufficienti per garantire la difesa del territorio dai tentativi d’invasione e razzie dei corsari musulmani. La signoria non poté impedire all’ammiraglio turco della flotta dell’impero ottomano Khayr Al-Din, detto Il Barbarossa, di assaltare il paese di Grassera, distruggerlo completamente, uccidendo o facendo schiavi i suoi abitanti.

Dagli Appiani ai Medici. A metà del XVI secolo, a seguito dei ripetuti attacchi, invasioni e stragi dei corsari, l’imperatore Carlo V obbligò gli Appiani a cedere il distretto di Ferraja al Granducato di Toscana, allo scopo di creare una città fortificata con un porto sicuro. Al Granducato fu assegnato anche l’appalto delle miniere per 90 anni, dietro pagamento di un’ingente somma di denaro.

Il granduca Cosimo I De’Medici fece eseguire un grandioso progetto di fortezze, costruì il forte Falcone e il forte Stella, circondati da possenti bastioni e la torre della Linguella, a difesa del porto. Costruì una città fortificata, inespugnabile, alla quale volle dare il nome di Cosmopoli (città di Cosimo, ovvero si poteva anche interpretare come città cosmopolita e universale).

Il centro storico di Portoferraio è una piazzaforte cinquecentesca fondata da Cosimo I de’ Medici per motivi strategico militari, sui resti della Fabricia romana e della Ferraja medievale. La necessità strategica di una fortificazione della baia della città derivava dalla paura dei pirati barbareschi, che in quel periodo erano soliti tormentare sia le coste del Granducato che quelle elbane.

(Forte Stella a Portoferraio, dalla collezione Tirrenica360)

All’inizio del 1600 il re di Spagna, per potenziare lo stato dei presidi e rendere più sicura la navigazione tra il regno di Spagna e quello di Napoli, fortemente legati da questioni dinastiche, mandò la sua flotta a occupare il porto di Longone, come si chiamava allora Porto Azzurro, e costruire due fortezze (S. Giacomo e Focardo) a protezione dello stesso.

Così l’isola si trovò divisa in tre parti: Portoferraio sotto il dominio del Granducato di Toscana, Portolongone sotto il controllo degli spagnoli e gli altri comuni con il resto del territorio rimasero in possesso degli Appiani. Questo assetto durò fino alla fine del 1700, cioè’ fino a quando il vento della rivoluzione francese sfiorò anche l’isola ed entrò in scena Napoleone.

Con l’inizio del XIX secolo irrompe inarrestabile, in tutta Europa, il frastuono della rivoluzione francese e dell’Illuminismo. La campagna militare d’Italia del generale Napoleone Bonaparte, voluta dalla repubblica francese, si spinse dall’Italia settentrionale fino a lambire la Toscana, la città di Livorno venne occupata dalle truppe francesi che successivamente, nonostante l’ostilità degli inglesi, si impadronirono anche dell’Elba, spazzando via i vecchi regimi e annettendo, nel 1802, l’isola direttamente alla Francia.

Quando nel 1804 Napoleone si nominò imperatore, assegnò il principato di Piombino e l’arcipelago alla sorella Elisa Bonaparte Baciocchi, che pochi anni dopo diventò anche sovrana del Granducato di Toscana. I francesi crearono scuole primarie gratuite per tutti, incentivarono l’agricoltura, costruirono le principali strade rotabili ed introdussero sistemi più moderni nell’attività mineraria.

Dopo la sconfitta di Napoleone nella battaglia di Lipsia del 1813, l’imperatore venne esiliato all’Elba, di cui divenne sovrano. Il periodo della sua permanenza all’Elba fu breve, solo 10 mesi, ma ricco di iniziative rivolte a riorganizzare amministrativamente l’isola e a dare un forte impulso a tutte le attività.

L’isola d’Elba si trovò improvvisamente al centro dell’attenzione mondiale. Ricevuta la sovranità sull’Elba, Napoleone si comportò come se intendesse rimanere per sempre il sovrano di questa terra, provvedendo al decoro delle sue residenze, all’efficienza del suo esercito, al protocollo di corte.

Napoleone aveva portato con se una piccola corte di artisti, scienziati, professionisti che contribuirono a rendere più utile ed interessante il suo soggiorno sull’isola.

Tutta l’Elba mostra segni e testimonianze della attività di governo dei grande còrso. Razionalizzazione dell’attività estrattiva, progettazione di un impianto siderurgico, organizzazione di nuove strutture ospedaliere o potenziamento delle vecchie; cura e selezione dei vitigni, introduzione di culture inusitate come l’olivo e la patata; miglioramento della viabilità.

L’isola fu di nuovo assegnata al Granducato di Toscana governato dai Lorena, dopo che Napoleone fuggì per riconquistare il suo ruolo in Europa. Successivamente agli eventi risorgimentali, l’Elba entrò a far parte del regno Italiano.

Cosmopolis

Il centro storico di Portoferraio è una piazzaforte cinquecentesca fondata da Cosimo I de’ Medici per motivi strategico militari, sui resti della Fabricia romana e della Ferraja medievale. La necessità strategica di una fortificazione della baia della città derivava dalla paura di un altro attacco da parte dei pirati barbareschi che in quel periodo erano soliti tormentare sia le coste del Granducato che quelle elbane.

La Portoferraio medicea è il risultato eccezionale di un fortunato incontro tra una serie molteplice di elementi concorrenti a dare concretezza al progetto: contesto storico europeo, volontà, ricchezza e cultura del principe, competenze tecniche.

“Cosimo de Medici, Duca di Firenze, eresse dalle fondamenta, i templi, le mura, le case, i forti, il porto, nell’anno del Signore 1548”.

Il contesto storico è quello dello scontro tra Carlo V Imperatore e Francesco I re di Francia alleato con i turchi. Attivi sulla scena, anche la Repubblica di Genova, gli Appiani di Piombino, il Papa Farnese Paolo III.

La volontà politica, nutrita di ricchezza e cultura, è quella del giovane Duca di Firenze che, a dieci anni dalla sua presa del potere, comincia a guardare ai suoi confini, per allargare il ducato alla futura dimensione regionale del Granducato. Cosimo capisce che il suo confine più importante è il mare, su cui resuscitare il dominio tirrenico pisano, contro l’antica concorrenza genovese.

Le competenze tecniche sono rappresentate dalla squadra di esperti di architettura e ingegneria militare di cui Cosimo si circondò, con due grandi figure come Giovan Battista Belluzzi detto il Sanmarino che curò la prima fase d’impianto e Giovanni Camerini che vi lavorò sul campo per oltre venti anni, fino alla morte (1570).

La cultura è evidenziata dalla produzione letteraria e iconografica che propone la Cosmopolis all’attenzione dell’Europa, dal Vasari, alle medaglie di Poggini e di Galeotti, al Cellini, al dibattito sulla città ideale che arriverà a coinvolgere Giordano Bruno a Parigi e Sebastian Münster in Germania.

Il sogno politico e culturale iniziale di Cosimo era profondamente influenzato dal legame concettuale tra l’isola e un ordine cavalleresco marittimo votato alla lotta contro i turchi: la storia delle isole mediterranee di Rodi, Cipro e Malta, come sedi successive dei Cavalieri di San Giovanni, gli faceva individuare l’Elba come sede del futuro suo ordine militare di Santo Stefano papa e martire.

Purtroppo il contesto storico politico favorevole non arrivò a durare nemmeno un decennio: la conquista medicea di Siena da una parte (1555) e l’uscita di scena dell’Imperatore Carlo V (1556) dall’altra, daranno fiato alle resistenze genovesi contro l’espansione sul mare del duca mediceo.

da Filippo II, figlio e successore di Carlo V,  Cosimo riceverà in feudo insieme a Siena, non tutta l’Elba ma solo Portoferraio. Il decennio d’oro (1547-1557) era già concluso e il futuro ordine cavalleresco militare marittimo di Santo Stefano non sarà più incardinato nell’isola, ma troverà una prestigiosa sede continentale a Pisa, a segnare la prosecuzione delle glorie della Repubblica Marinara.

(Portoferraio, dalla collezione Tirrenica360)

Tre sono le principali piazzaforti del sistema fortificato: la torre ottagonale della Linguella, all’imboccatura della Darsena, e i forti della Stella e del Falcone, disposti in alto, sui rilievi che controllano la città, affacciati su una ripida scogliera ed il mare aperto.

Il fossato che separava la città dal resto dell’ isola verrà colmato solo agli inizi del secolo scorso. Intorno al 1556 il nucleo della città potrà considerarsi definito e Cosimo emanerà un editto per il suo popolamento. Le fortificazioni verranno ulteriormente potenziate sotto il granducato dei Lorena, a partire dal 1744.

Miniere

Già dal I millennio A.C il ferro era considerato un materiale prezioso e molto richiesto. Gli etruschi praticavano un commercio florido con la Grecia ed il mondo ellenistico in genere. Nelle loro tombe sono stati trovati molti oggetti pregiati, in particolare ceramiche finemente lavorate provenienti dalla Grecia.

Negli ultimi secoli a. C. l’Elba passò gradualmente sotto il controllo di Roma. La chiamarono Ilva perché era popolata da gente di provenienza ligure (Ilvates).

In quel periodo i forni e la lavorazione del minerale furono trasferiti sulla costa maremmana, soprattutto per l’esaurimento della legna da ardere all’Elba. Continuò però l’attività estrattiva delle miniere. Il minerale era inesauribile, come il poeta Virgilio (primo secolo a.C.) scrive nei versi dell’Eneide.

L’estrazione del minerale fu un’attività dura e pesante che rimase per lungo tempo la principale fonte di lavoro e di sostentamento della gente del luogo.

(Miniere del Vallone, dalla collezione Tirrenica360)

Le miniere di ferro sono state, fino agli anni ’80 del 1900, pressoché l’unica risorsa per la gente di Rio. Era una vita dura quella del minatore, si lavorava il giorno e la notte e, prima dell’avvento dei mezzi di trasporto, la miniera si raggiungeva a piedi, partendo prima dell’alba e illuminando il sentiero con il “tizzone”, un legno preso dal fuoco dopo aver preparato “l’acqua pazza”, la tipica colazione.

In una valigetta si portava “il convio”, cioè un misero pasto per la giornata. il lavoro era a cottimo, tutto a forza di braccia, respirando polvere di ferro. Si moriva di silicosi e spesso per gravi incidenti nella galleria. Tornati a casa c’era la vigna, gli orti, gli animali, la legna, il grano, il pagliaio, l’acqua da prendere alla sorgente … le necessità di una famiglia numerosa. una vita senza tregua! (da un pannello di Rio nell’Elba)

Gli stabilimenti di Piombino, Genova e Taranto lavoravano grazie al minerale elbano. I nuovi impianti, nel dopoguerra, erano progettati da ingegneri tedeschi, venuti da lontano per gettare le basi di un futuro avveniristico che sembrava non dovesse mai finire, proprio come il ferro per i greci ed i romani, quando si credeva che il minerale, appena cavato, rinascesse dalle profondità della terra. segue…

(miniera del Ginevro, dalla collezione Tirrenica360)

> L’Italia custodisce un ingente patrimonio minerario in cui sono stratificati valori identitari e memorie sociali da conservare e riqualificare a fini turistici-culturali. Miniere, cave, siti preistorici da raggiungere in bici, tutto l’anno, in compagnia del Mar Tirreno. segue... 

Santuario dei Cetacei

Il Santuario Pelagos (così chiamato in Francia) è un’area marina protetta internazionale istituita nel 1999 grazie ad un accordo tra Italia , Francia e Principato di Monaco. Grazie alla considerevole ricchezza di plancton e di vita pelagica, è infatti l’habitat idoneo per la riproduzione e le esigenze di alimentazione dei cetacei del Mediterraneo: Balenottere comuni, Capodogli, Stenelle, Globicefali, Grampi, Tursiopi, Zifi e Delfini comuni oltre che la Manta mediterranea, le Tartarughe marine e la Foca Monaca che sembrava essere scomparsa. segue…

(piscine di S.Andrea, dalla collezione Tirrenica360)

Napoleone Bonaparte

Dopo la rovinosa battaglia di Lipsia, Napoleone, fino a quel momento Imperatore dell’intera Europa, è costretto ad abdicare dal trono di Francia e accettare ben altro impero: l’Isola d’Elba. Napoleone scelse l’isola per il suo esilio e vi regnò portando più innovazioni di quante qualsiasi governo avesse mai fatto.

Alessandro Barbero racconta le gesta del primo grande protagonista dell’era contemporanea, anzi, stando ai manuali scolastici, di colui che ne ha provocato l’inizio. Un racconto della vita di Napoleone Bonaparte, dalla sua infanzia alla sua fine.

Un uomo nato su un’isola, la Corsica, luogo remoto di quell’impero che lui stesso fonderà, esportando, paradossalmente, idee rivoluzionarie nell’intera Europa; incendiando gli animi di milioni di individui in tutto il continente, dividendone e spaccandone l’opinione pubblica, al suo tempo come anche adesso. (ascolta la puntata “Ei fu. Vita, conquiste e disfatte di Napoleone Bonaparte“, di Alessandro Barbera)

(Capo d’Enfola, dalla collezione Tirrenica360)

Extra

Isole

> Il traghetto molla gli ormeggi con la promessa di un profilo all'orizzonte. Il mare si fa onda e spuma, un'ora o un giorno, prima che la terra si avvicini a rapirci di odori, sguardi, nuovi lidi da scoprire. Il  Tirreno custodisce tesori immensi, da scoprire insieme sognando una ciclovia da nord a sud. Isole comprese. segue...

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Percorsi tematici

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(spiaggia del Cannello, dalla collezione Tirrenica360)

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