Spiagge in bici

Quante spiagge da raggiungere in bici lungo il Tirreno? Ecco l’elenco dei percorsi che abbiamo selezionato per te. segue…

(spiaggia di Rosignano, pedalando da Livorno a Cecina, dalla collezione Tirrenica360)

Approfondimenti

> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.

C’é nelle cose umane una marea che
colta al flusso mena alla fortuna
perduta,
l’intero viaggio della nostra vita
si arena su fondali di miserie.”
Shakespeare, “Giulio Cesare”

Tesori da scoprire

Le spiagge e le dune costiere sono forme di accumulo di materiale sabbioso, costituitesi principalmente per azione eolica. Si tratta di ambienti di transizione e di scambio per eccellenza, altamente dinamici, alla cui morfologia contribuiscono moltissimi fattori.

I sedimenti, di origine sia alluvionale che marina, sono continuamente sottoposti all’azione combinata di molteplici agenti fisici, chimici e biologici, fondamentali per la genesi e la strutturazione delle dune. Il continuo rimodellamento è soggetto a meccanismi evolutivi a breve, medio e lungo termine.

Dalla riva verso l’interno, si osservano notevoli e rapidi cambiamenti. Aerosol marino, vento e salsedine diminuiscono progressivamente d’intensità andando dal mare verso l’entroterra, mentre la quantità di materia organica, di umidità e di nutrienti nel suolo hanno un andamento opposto.

Le specie vegetali delle dune  hanno un ruolo fondamentale nell’edificazione, nella stabilizzazione e nell’evoluzione geomorfologica dei sistemi dunali costieri.  La vegetazione psammofila (da  psammos = sabbia)  esercita infatti un’azione di ostacolo al trasporto eolico, favorendo l’accumulo dei sedimenti sabbiosi e impedendo il loro continuo avanzamento verso l’entroterra.

La difesa degli habitat costieri dunali è strettamente legata a quella di altri habitat di estrema importanza, come le aree umide retrodunali, le lagune e i laghi costieri, le foci dei fiumi, ma anche le praterie di posidonia oceanica. Tutti ambienti che, oltre al valore strettamente ecologico, hanno notevole valore economico diretto e indiretto, per i servizi che svolgono.

(spiaggia della Feniglia, pedalando a Orbetello, dalla collezione Tirrenica360)

Minacce

I litorali sabbiosi e le dune ad essi associate sono ambienti fragili, perchè i forti gradienti ambientali e le generali condizioni limitanti che caratterizzano i litorali sabbiosi rappresentano un forte ostacolo per l’insediamento della vegetazione. Le piante che colonizzano i sistemi dunali costieri devono perciò essere capaci di vivere in condizioni estreme e in apparenza insostenibili.

Le specie vegetali delle dune  sono dotate di adattamenti fisiologici e morfologici particolari, che permettono loro di crescere sulle sabbie e sopravvivere in ambienti molto limitanti. Una specializzazione così spinta fa sì che le piante che vivono in questi territori spesso non siano in grado di sopravvivere altrove. Se tali ambienti, già fortemente minacciati, dovessero scomparire, scomparirebbero anche queste specie, con conseguenze difficilmente reversibili.

Gli ecosistemi dunali costieri sono ambienti di transizione tra terra e mare, osservatori preziosi per i ricercatori che svolgono studi sugli effetti ecologici dell’uso del suolo e del riscaldamento climatico. La loro collocazione di avamposto tra fondali marini e pianure o rilievi della terraferma, rende infatti questi ecosistemi esposti a rapidi cambiamenti strutturali e funzionali causati da disturbi naturali e antropici, che spesso si verificano nell’arco di pochi anni.

Il Mediterraneo è un centro eccezionale di biodiversità, ma anche un’area popolata da più di 450 milioni di abitanti, soggetta quindi a intense attività antropiche. In questo contesto gli ambienti delle coste sabbiose sono sottoposti a molteplici forme di pressione antropica, associate soprattutto allo sviluppo turistico.

Per tutelare gli ecosistemi costieri nel loro complesso è in vigore una normativa dedicata. Nelle liste di ambienti da conservare, la direttiva europea 92/43/CEE (a cui sono collegate le aree protette Natura 2000) include moltissimi habitat tipici delle dune costiere dei litorali europei.

(Lido di Camaiore, pedalando da Massa a Pisa, dalla collezione Tirrenica360)

Negli ultimi 50 anni il fenomeno del degrado e della perdita degli ambienti dunali ha interessato tutti i Paesi dell’Unione Europea ed è stato particolarmente intenso in quelli che si affacciano sul Bacino del Mediterraneo, considerato uno dei global biodiversity hotspots, individuati sulla base della ricchezza di specie e del tasso di perdita di habitat.

Oltre il 40 % delle coste italiane risulta in stato di conservazione inadeguato. Gli habitat costieri di interesse comunitario sono attualmente tra i più minacciati a scala nazionale: dune marittime, scogliere e spiagge ghiaiose, paludi e pascoli inondati.

In Italia, almeno fino all’800, questi ecosistemi erano sfuggiti alla distruzione diretta, le attività antropiche sulle coste erano rimaste concentrate per secoli presso le foci dei fiumi o entro baie protette. Tutto cambia con l’avvento del turismo balneare di massa.

Il crescente sfruttamento turistico dei litorali comporta continue costruzioni, spesso estranee ad un piano regolatore. Impianti per la balneazione, strade e parcheggi, accessi alle spiagge. A cui si aggiungono drenaggi, opere artificiali di difesa costiera, estrazione di materiali, ecc..

Dopo decenni di sfruttamento, il territorio presenta cicatrici indelebili. Attraversamento delle dune con mezzi a motore, calpestio dei bagnanti, campeggi abusivi, abbandono di rifiuti solidi, pulizia meccanica delle spiagge, introduzione di piante esotiche a scopo ornamentale.

(Norman Mommens)

Dal secondo dopoguerra gli insediamenti antropici si sono infatti diffusi ampiamente, spesso in modo del tutto incontrollato, arrivando a trasformare l’intera fascia costiera, cancellando il preesistente paesaggio dunale.

Dove la pressione è molto elevata, la vegetazione spontanea è spesso completamente scomparsa e le conseguenze sull’ecosistema possono diventare irreversibili.

(Rio 3 denari, pedalando da S.Severa a Fiumicino, dalla collezione Tirrenica360)

L’attraversamento delle dune da parte di bagnanti e motoveicoli perturbano gli equilibri che regolano la formazione delle dune costiere. In particolare, il ripetuto calpestio favorisce le specie annuali a scapito delle specie perenni. Queste hanno bisogno di tempo per lo sviluppo dell’esteso sistema radicale che le caratterizza e che aiuta a stabilizzare il substrato sabbioso.

La pulizia e lo spianamento della spiaggia effettuati con mezzi meccanici altera la morfologia della spiaggia e distrutte le comunità vegetali pioniere. Venuta meno la loro azione protettiva, anche gli habitat retrostanti vengono danneggiati.

Il livellamento distrugge estese porzioni di vegetazione dunale, interrompendo la continuità della zonazione costiera e, in molti casi, determinando la completa scomparsa delle comunità vegetali.

(Golfo di Baratti, pedalando da Campiglia a Follonica, dalla collezione Tirrenica360)

Opere di difesa

Il tema delle coste sembra essere affrontato ancora con una concezione di “difesa” ormai decisamente superata e fatta di opere rigide contro l’erosione. Scogliere artificiali, pennelli frangiflutti e dighe marine modificano le correnti marine e spostano semplicemente il problema su altri tratti costieri.

Si tratta di soluzioni temporanee che nel giro di pochi anni necessitano di ulteriori interventi e finanziamenti. Questo anche per via dell’assenza di un coordinamento sulle azioni da intraprendere o di studi approfonditi delle dinamiche sui territori costieri, senza alcuna verifica successiva dei risultati prodotti.

Progetti costosissimi che non sradicano i problemi che generano l’erosione costiera: l’impoverimento dei suoli nelle fasce collinari e montane  impedisce un apporto naturale di sedimenti a mare; la cementificazione delle aree fluviali velocizza lo scorrimento delle acque superficiali (con conseguenze drammatiche in caso di piogge eccezionali); l’ampliamento di aree urbane, con la saldatura dei centri,  estende l’artificializzazione delle coste stesse.

(Vecchio Faro di Fiumicino, pedalando verso Roma, dalla collezione Tirrenica360)

La gestione di aree particolarmente esposte all’erosione dovrebbe invece facilitare lo sviluppo naturale delle dinamiche marine. Un’opportunità di riqualificazione e rilancio del turismo marino-costiero in chiave sostenibile, non solo ambientale, ma anche economica e sociale.

La riduzione della vulnerabilità includono la ricostituzione di elementi di naturalità, la pedonalizzazione dei lungomare, il mantenimento e il ripristino dei varchi tra l’entroterra e il mare.

Concessioni

L’accesso alla spiaggia è un diritto sancito dallo Stato. La legge non solo garantisce l’accessibilità all’ultimo lembo di spiaggia, ma vieta tassativamente qualunque richiesta di denaro per consentirne l’accesso.

In Italia non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Alcune Regioni sono intervenute fissando valori limite, ma poche sono quelle che hanno attuato provvedimenti davvero incisivi e con controlli a tutela della libera fruizione. In alcune regioni quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti balneari.

Talvolta rimangono liberi solo pochi metri, spesso alle foci di torrenti o, peggio ancora, in aree degradate. Alcuni degli stabilimenti più esclusivi e cari pagano cifre irrisorie a fronte di guadagni enormi. Altri hanno le concessioni scadute da tempo, ma continuano a occupare con muri e ombrelloni.

In gran parte delle aree costiere di regioni come Lazio e Campania l’illegalità diffusa non permette ai cittadini di usufruire gratuitamente delle spiagge. Ad Ostia, porzione litoranea del Comune di Roma, si trova una delle situazioni più eclatanti in Italia: 61 stabilimenti su 13,8 km di costa. Nel tratto urbano è stato costruito un muro che rende impossibile persino vedere il mare, oltre che accedervi.

L’affidamento delle concessioni balneari stabilito tramite bandi di gara non è più rinviabile. Ogni anno si susseguono studi e ricerche sul numero di concessioni per stabilimenti balneari che mostrano dimensioni e risultati diversi. Una situazione inammissibile se si pensa di risolvere veramente le questioni di gestione dei litorali italiani. Quello della trasparenza e completezza dei dati è un problema serio, soprattutto perché riguarda aree che, ricordiamolo, appartengono al demanio dello Stato.

(Torvajanica, pedalando da Ostia a Nettuno, dalla collezione Tirrenica360)

In questi ultimi anni è maturato nell’opinione pubblica un forte sentimento di deprivazione rispetto al pieno godimento dei beni comuni quali le spiagge e il mare lungo le coste italiane, anche a causa di un uso distorto delle concessioni balneari e la mancanza di controlli adeguati.

Il lungomare italiano è pressoché ovunque diventato un lungo-muro, fisico o ideale: mura e cancelli per chilometri imprigionano il mare e le spiagge, li sottraggono al territorio, ai cittadini, anche solo alla vista,  consegnandoli allo sfruttamento economico di pochi.

In molti casi, la tutela di ecosistemi e paesaggi è stata posta in secondo piano rispetto alle logiche del massimo sfruttamento commerciale, con risultati disastrosi in termini di erosione e biodiversità.

(Sterpaia, pedalando da Campiglia a Follonica, dalla collezione Tirrenica360)

Il diritto delle comunità di accedere liberamente al mare rappresenta un diritto fondamentale su un bene comune in grado di produrre benessere e salute pubblica per i cittadini, già duramente provati dalla crisi sociale ed economica.

Queste istanze sono state scarsamente rappresentate fino ad oggi ai diversi livelli di governo, avendo escluso le associazioni ambientaliste e di tutela dei consumatori dai tavoli istituzionali in materia di concessioni balneari, riservando la trattazione di questa materia al solo ambito dello sviluppo economico.

L’affidamento per legge della gestione del demanio marittimo alle regioni e poi ai comuni senza un idoneo stanziamento di risorse, ha prodotto quale risultato la difficoltà a gestire quella parte di territorio così vulnerabile, con un dirottamento sempre crescente nell’affidamento ai privati di servizi pubblici essenziali quali la pulizia e il salvamento, trasformando l’istituto della concessione per servizi alla balneazione in una sorta di diritto proprietario esclusivo, peraltro tramandabile di padre in figlio, in violazione della legge italiana ed europea.

Concerti

La polemica sui concerti in spiaggia offre lo spunto per raccontare la fragilità degli ambienti costieri.

Il problema non è Jovanotti, almeno non solo. Il vero problema è un’idea di spiaggia. L’idea che la costa sia una superficie disponibile, sterile, affittabile per qualsiasi scopo, purché si abbia il permesso giusto, si rispetti il cronoprogramma, si lasci tutto come si è trovato, in teoria. Questa idea ha prodotto il 13% di coste artificializzate. Ha prodotto l’88% di dune in cattivo stato. Ha portato il fratino da duemila a cinquecento coppie nidificanti.

I concerti sulla spiaggia non sono la causa prima del disastro, naturalmente. Sono però il simbolo di come lo abbiamo normalizzato e di quanto siamo lontani dal volerlo smontare. Un evento da trentamila persone su un habitat dunale in luglio non è solo una notizia da commentare per qualche giorno. È la fotografia precisa di come abbiamo deciso di trattare uno degli ecosistemi più fragili che abbiamo e la biodiversità che conserva. (dall’articolo “Il Jova Beach Party finisce in procura” di Salvatore Ferraro)

Dune e pinete

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Plastica

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Riferimenti

Testi estratti da:

  • Gli habitat delle coste sabbiose italiane: ecologia e problematiche di conservazione,  ISPRA 2015 segue…
  • La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane, Legambiente 2023 segue…
  • Le proposte di Marelibero segue…
  • Dune costiere, rapporto di Parchi Lazio, segue…

Extra

Turismo balneare

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Mare d’inverno

Quante meraviglie ora disconnesse, sconosciute, abbandonate, potrebbero tornare a nuova vita (lungo tutto l’arco dell’anno, non solo d’estate con l’assalto dell’italico vacanziere) realizzando percorsi ciclo(turistici) a medio lungo raggio? Pedalando in compagnia dei mari d’inverno, lontani dalla calca estiva, vicini ai venti che agitano dentro. Segue…

Percorsi tematici

> Spiagge, fari, pinete, zone umide, promontori, miniere, …. quante storie da recuperare? Il Tirreno custodisce la memoria di incontri e situazioni. Persistenze millenarie si intrecciano con gli scenari naturali, imprimendo a terra tracce da interrogare, un pedale dopo l'altro. Riscoprendo in bici il mare e i suoi tematismi. segue...

Letture

> Creature fantastiche, saline, bonifiche, colonie estive, divinità, boom economico, idrovolanti, ferrovie, .... Storie impigliate sotto costa o affondate in alto mare, sferzate dai venti o cullate dalle onde. Racconti e letture da sfogliare in compagnia del Tirreno. segue...

Passammo l’estate
su una spiaggia solitaria
e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto
e sulla sabbia un caldo tropicale
dal mare.
E nel pomeriggio
quando il sole ci nutriva
di tanto in tanto un grido copriva le distanze
e l’aria delle cose diventava
irreale. (Battiato)

Partecipa

> Amante anche tu delle pedalate vista mare? Partecipa con passaparola, proposte, feedback, ... Dai una occhiata al progettoZERO, alla squadra operativa e ai paletti che ci siamo imposti selezionando gli itinerari. Le amministrazioni non vedono le potenzialità di un percorso ciclabile lungo il Tirreno? Mostriamo loro il contrario. Facciamo conoscere insieme la bellezza delle nostre coste. Viandanti di ogni fede e pedale, cicloturiste e cicloturisti, cittadini e cittadine come te. Niente di più, niente di meno. segue...

(Saline di Tarquinia, pedalando da Tarquinia a S.Severa, dalla collezione Tirrenica360)

Avvicinati….. fai come ti dico….. la mano…. quella lì….. quella bagnata di mare e salsedine…. passala nella sabbia… devi sentire i sassolini che grattano la pelle.. quasi a graffiarla… girala bene.. a raccogliere spini… pagliuzze…. conchiglie….

La vedi? E’ carica di pietruzze e bastoncini…. Ora alzati.
Avvicinati… più vicino… tranquilla… rimarrò impassibile….. fermati davanti… sento le tue labbra a un passo dalle mie…. ecco… un attimo di esitazione… fai un passo indietro… carica il braccio e lanciami quello schiaffo… sì… proprio quello che hai dentro… che lo senti da una vita…. uno schiaffo di pietre e spini….
La mia guancia sia sangue, terra e dolore.
……….. ……. . .. . …………
….. ….. .. .. . .
Avvicinati….. sì… più vicino…. mmm…. dove eravamo rimasti…… ah… sì…. la mia guancia….. graffiata…. sanguina…. cazzo che dolore….. sassolini ovunque…. ed eccola la tua mano…. risale …. profuma di mare e salsedine mentre accarezza il dolore….. sento il tuo sguardo addosso…. c’è della terra sulle mie labbra…. …. ….. pensiero stupendo….. Che sapore ha il mare quando si mischia con sangue e spini? Che sapore ha un bacio che sa di schiaffo?
Questo è l’inizio o la fine?
Lo possiamo decidere?
Sei tu lo scrittore
Ma le labbra sono le tue

Spiagge plus
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