Promontorio di Piombino in bici
Il Promontorio di Piombino in una traversata indimenticabile lungo il crinale, immersi nella storia etrusca e nella rigogliosa vegetazione mediterranea. La discesa verso la città vi regalerà spettacolari affacci sull’isola d’Elba. segue…
Approfondimenti
Promontorio Baratti e Populonia
Il promontorio di Baratti e Populonia è un luogo unico, dove storia, archeologia e natura si fondono in un paesaggio straordinario. La città etrusca di Populonia era nota fin dall’antichità per l’intensa attività metallurgica legata alla produzione del ferro. Si estende tra le pendici del promontorio di Piombino e il Golfo di Baratti. Passeggiando sulla spiaggia di Baratti (scavi della spiaggia), ancora luccicante del minerale di ematite che gli Etruschi lavorarono per ricavarne il ferro, che rese la città antica nota in tutto il mondo antico.
Populonia è un luogo di grande fascino, immerso in un paesaggio naturale unico. Spazia dal mare del golfo di Baratti, su cui si affacciano le sepolture dei princìpi guerrieri, alla macchia mediterranea che nasconde incredibili tombe etrusche scavate nella roccia, fino a giungere sull’acropoli, con i suoi edifici sacri affacciati sulle isole dell’arcipelago toscano. segue sul sito del parco…
(Populonia, dalla collezione Tirrenica360)
Parco Archeologico
I resti archeologici più monumentali dell’antica città etrusca di Populonia sono conservati nel parco archeologico, articolato in due aree, le necropoli presso Baratti e l’acropoli a Populonia Alta.
Nella parte bassa è possibile vedere le due necropoli etrusche, le cave di calcarenite e i quartieri industriali, dove si lavorava il minerale di ematite, proveniente dai giacimenti dell’isola d’Elba, per ricavare lingotti di ferro.
Nella parte alta è possibile visitare l’acropoli di Populonia, con i templi, gli edifici, i mosaici e le strade della fase romana, e i resti delle capanne del primo insediamento etrusco con le mura che cingevano la città sul lato a mare del golfo di Baratti. segue…
Piantina pdf segue…
Rocca degli Appiani
In origine la torre (metà XII secolo) era un semplice parallelepipedo realizzato con blocchetti squadrati di arenaria, nel quale si apriva un portalino d’ingresso dotato di architrave con arco a tutto sesto. L’accesso, a una quota più elevata rispetto al piano di calpestio, era garantito da una scala a pioli removibile. La parte inferiore della torre era occupata da una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, profonda circa 5,30 m. La riserva d’acqua doveva coprire le necessità delle truppe e dal XIII secolo servire al raffreddamento dell’artiglieria pesante.
In un momento successivo (inizi XV secolo), la torre fu rialzata e dotata di merli, con beccatelli e archetti pensili, e di caditoie per il lancio di sassi e liquidi bollenti. Contemporaneamente la base venne rinforzata con una scarpa in muratura.
(camminamento sulla Rocca, dalla collezione Tirrenica360)
Poco dopo (XV secolo), intorno alla torre fu costruita la Rocca che aumentò la protezione del luogo e ne confermò l’importanza strategica. La cinta muraria, a pianta quadrangolare, era dotata di camminamento di ronda, protetto verso l’esterno da un muro intervallato da feritoie verticali, e garitte di vedetta angolari. Ad una fase successiva (fine XV secolo) risale la costruzione della semitorre circolare, una sorta di baluardo, che sul lato esterno presenta cordonatura e scarpa, quest’ultima costituita in gran parte dalla roccia vergine.
All’interno è il camminamento di ronda, più alto rispetto a quello della cinta quadrangolare, protetto da una doppia cortina muraria dotata di feritoie su entrambi i lati. Questo avrebbe permesso, oltre che di colpire verso l’esterno, di difendersi dal nemico che fosse riuscito a penetrare all’interno della fortezza. Ad un rifacimento successivo, e forse con mera funzione decorativa, sono da attribuire i merli, con piccola feritoia centrale, che svettano sul muro circolare del bastione. (da un pannello in loco)
La via dei poggi
La Via de Poggi: un giro in bici su 12km di affascinanti scorci panoramici e interessanti siti storici. segue…
Miniera di Baratti
Nei primi del novecento la zona costiera del Golfo di Baratti è ancora caratterizzata dalla presenza di enormi quantità di scorie ferrose risalenti al periodo di lavorazione etrusca: oltre un milione di metri cubi di materiale ferroso che, nel 1915, in piena Grande Guerra, era molto richiesto, spinsero la Società Ernesto Breda a commissionare una stima per valutare l’entità del deposito delle scorie e, nel 1917, a tentare di riutilizzarle in modo industriale, ma senza successo per il loro elevato contenuto di silice.
A seguito delle sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni per l’intervento italiano in Etiopia, lo sfruttamento delle scorie diventò autarchico, avendo come conseguenza il trasferimento della concessione alla Società ILVA che, tra il ’36 e il ’37 riorganizzò la vecchia miniera ampliandone i limiti fino ad oltre il Podere Casone. All’ILVA subentrò la consociata Soc. An. Mineraria Siderurgica Ferromin che si insediò dal 1939 al 1943, quando alcuni bombardamenti sugli impianti siderurgici ne imposero la chiusura.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la fine dell’autarchia, l’interesse industriale per le scorie si affievolì al punto che La Ferromin, seppur titolare della concessione, affidò i lavori all’Etruria Srl che la gestì fino al 1969 quando l’attività cessò definitivamente. segue su dalbarattialcornia …
Col ferro e col fuoco, video dell’Istituto Luce segue…
Cuore di ferro
Mario Tozzi ripercorre l’avventura dei Sapiens attraverso la scoperta e la lavorazione dei metalli. Dal rame al bronzo fino al ferro, elemento che ha cambiato la storia dell’umanità. Un viaggio tra archeologia, geologia e industria nei luoghi simbolo della metallurgia italiana dall’isola d’Elba a Populonia e Piombino, per raccontare il ruolo centrale deali Etruschi nella lavorazione del ferro.
Dalle origini cosmiche di questo metallo fino alla moderna produzione dell’acciaio, il racconto mostra come il ferro abbia contribuito allo sviluppo delle civiltà, ma anche alle guerre e all’inquinamento che ancora oggi segnano il pianeta. (“Sapiens, un solo pianeta” – 23/05/2026)
Via del Ferro
Un viaggio nella storia del ferro in Toscana. Si parte dal Deposito Rotabili Storici di Pistoia, il luogo dove sono tenute in perfetta efficienza decine di locomotive a vapore costruite oltre un secolo fa. Tappa poi all’Isola d’Elba, alla scoperta di una abilità straordinaria degli Etruschi che avevano miniere molto produttive di ferro e la capacità di lavorare il metallo come nessun altro all’epoca. Dal Golfo di Baratti, i resti ancora oggi visibili della loro secolare attività metallurgica.
(impianti di Piombino, dalla collezione Tirrenica360)
Il viaggio prosegue verso l’entroterra, sulle strade che gli Etruschi disegnavano per trasportare i loro preziosi metalli dal Tirreno all’Adriatico, tra le montagne del pistoiese. Infine a Piombino, dove sorge quella che fu la seconda acciaieria italiana per estensione dopo quella di Taranto e che ancora oggi produce i binari senza i quali la rete ferroviaria nazionale non esisterebbe. (Origini – La via del ferro – 26/11/2023 – St 2023 45 min, guarda la puntata su RaiPlay…)
Itinerari sul promontorio
Da Cala Moresca al golfo di Baratti si snoda una parte della Via dei Cavalleggeri. Gli affacci sull’Elba sono strepitosi. Poco più di un sentiero, si consiglia di percorrerla a piedi (o con una MTB e tanta determinazione). Il percorso può essere iniziato da Cala moresca (posizione GPS).
Piantina pdf segue…
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(Rocca degli Appiani, dalla collezione Tirrenica360)



