Tarquinia-Santa Severa in bici

Pedalando da Tarquinia a Santa Severa. Città dense di memorie si alternano alla meraviglia della natura racchiusa nelle saline di Tarquinia, la foce del Mignone e il monumento naturale “La Frasca”. segue…

Approfondimenti

> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.

Saline di Tarquinia

Situata a ridosso della costa dell’antica città etrusca di Tarquinia, la Riserva tutela l’unica salina del Lazio e una delle poche rimaste lungo la costa italiana, inattiva dal 1997. Nonostante la limitata estensione, 150 ettari di cui circa 100 di laguna costiera, è un sito di importanza notevole per la sosta, l’alimentazione e la riproduzione dell’avifauna. Per gli ambienti rappresentati e gli uccelli che la frequentano, la salina è riconosciuta tanto come sito d’importanza comunitaria (Sic) che come zona di protezione speciale (Zps). segue…

Non è facile incontrare un luogo come questo, soprattutto lungo la costa tirrenica. In inverno il silenzio è avvolgente, rotto soltanto, all’alba o all’imbrunire, dai richiami degli uccelli migratori. In estate, il frinire delle cicale e i gracidare delle rane immerse nel canale circondario è un tutt’uno con il vociare dei villeggianti. Un mondo a parte, perfettamente integrato in uno splendido paesaggio, difficile da dimenticare. (da “Un giardino di pietra e sale” segue…)

(Saline di Tarquinia, dalla collezione Tirrenica360... )

La Salina di Tarquinia arriva all’improvviso, appena uscendo da Tarquinia lido. Incastonata tra il mare e la duna. Se pensate di trascorrere del tempo osservando il volo dei fenicotteri, il passaggio sorprendente del falco pescatore, il salto delle spigole, il ventoso sbatter d’ali dei cigni o il fiorire del pancrazio marittimo,  questo è il posto ideale. E l’odore del sale vi darà il benvenuto.

Divenute col tempo sempre meno economicamente produttive per le ridotte dimensioni, nel 1980 sono state trasformate in una Riserva naturale di popolamento animale, vista la notevole presenza di specie rare di uccelli che vi si concentravano, soprattutto in autunno e inverno, quando la produzione del sale si interrompeva. L’impianto ha smesso di funzionare nel 1997 e alcune delle sue infrastrutture si sono andate progressivamente degradando, poi in parte recuperate con un progetto europeo (LIFE) durato dal 2002 al 2006 e con vari investimenti pubblici.

Area a protezione integrale, ospita cinque habitat di interesse comunitario – di cui uno, le lagune costiere, prioritario per la sua rarità – e diciannove specie animali protette dalle Direttive Uccelli e Habitat, rappresentate in particolare da diciassette specie di uccelli tra i quali troneggia il fenicottero.

Risultano presenti circa 80 specie di uccelli e 280 specie vegetali. Protetta dal mare, da un cordone dunale artificiale, che nel tempo è stato colonizzato da fiori anche rari come il pancrazio marittimo, la salina è un vero rifugio per molti animali altrove scomparsi. Dal mare sono arrivati pesci, molluschi, crostacei. Dal cielo più di 220 specie di uccelli.

Un piccolo gioiello ritagliato in un territorio ricco, oltre che di biodiversità, anche del retaggio di storia etrusca, romana e medievale. Alla fine degli anni Novanta, la Salina di Tarquinia, per la riconosciuta importanza ambientale, è diventata Zona di Protezione Speciale (ZPS) in accordo alla Direttiva “Uccelli” e proposta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC), secondo la Direttiva “Habitat”, divenendo di fatto una tessera della Rete Natura 2000.

Da allora, l’intero ecosistema, non più disturbato dell’uomo, ha visto l’ingresso di numerosi uccelli tra cui il fenicottero, il cavaliere d’Italia, la volpoca, il gruccione e l’avocetta, che lo utilizzano come area di sosta, di svernamento e più recentemente di riproduzione.  (da Magazine Parchilazio n.10 del 28.11.2016)

(Saline di Tarquinia, dalla collezione Tirrenica360... )

Fenicotteri

Vederli planare, dal cielo, in gruppo nelle basse acque della salina è uno spettacolo difficile da dimenticare, soprattutto la mattina presto, circondati dal silenzio e dalla brezza marina. Nel corso della giornata, in pieno sole, diventano più elusivi e preferiscono spostarsi nelle vasche più meridionali, meno disturbate dal passaggio delle macchine e dei visitatori.

Il numero di individui è aumentato nel corso degli anni, influenzato da un aumento generale nella Maremma tosco-laziale. Zampe e collo lunghissimi, un becco che serve a filtrare l’acqua satura di sali, guardinghi, lenti: questi sono i fenicotteri che si possono ammirare nelle acque basse color rosa ricche di plancton e di crostacei appena visibili ad occhio nudo, da cui i maschi estraggono il colorante, un carotenoide, che permette loro di attirare le femmine.

Più il colore è intenso, un vivo rosso vermiglio, più gli individui sono in salute, maggiore è il loro successo riproduttivo. Nella parte bassa delle zampe alcuni esemplari hanno un anello identificativo che ci dice l’età e la provenienza. Ne possiamo seguire la migrazione e sapere dove va e da dove viene, seguendone lo sviluppo.

Sperando che si fermerà, prima o poi, a nidificare in questo luogo che è uno degli ultimi ambienti di salina del Tirreno centrale. C’è da dire che le coppie che hanno provato a costruire il nido qui, lo hanno spesso abbandonato, accorgendosi della facilità con cui le volpi si avvicinano. La formazione di un’isola in mezzo alla salina, lontana dai predatori, potrebbe servire allo scopo.

A noi non resta che ammirarli e proteggerli, anno dopo anno, in silenzio, con un binocolo, aspettandone il ritorno. (da Magazine Parchilazio n.10 del 28.11.2016)

Fabbrica e borgo

Alla metà del XVIII secolo, la salina di Ostia non è più in grado di sopperire alle esigenze di Roma. Lo Stato Pontificio si mette quindi alla ricerca di un sito alternativo che viene individuato proprio a pochi chilometri da Tarquinia.

Ai lavori per le saline partecipano i reclusi del carcere di Porto Clementino, a poca distanza.  Per dare un’abitazione ai salinari si costruisce anche un borgo con tanto di chiesina.

La vita nel borgo continua allegra e vivace fino agli anni novanta del XX secolo, quando l’estrazione del sale cessa e pian piano il borgo viene abbandonato. […] Già nel 1980 viene istituita la “Riserva Naturale di Popolamento Animale” segue…

(Borgo delle Saline, dalla collezione Tirrenica360... )

Entrando nella riserva naturale, si lasciano alle spalle le automobili dei bagnanti e si arriva al borgo dei salinari. In fondo, il cancello d’ingresso della salina. Le case sui lati, una chiesa piccola e nascosta, il serbatoio dell’acqua e tutt’intorno le vasche del sale. E’ un lembo di terra a separare il mare, sconvolto e variato dall’umore dei venti, dalle vasche d’acqua calma su cui volano fenicotteri e altri uccelli. La costruzione risale al 1803.

La salina era come una piccola industria. Le diverse officine erano incaricate di produrre tutto quello che occorreva. L’edificio di mattoni rossi con un segnavento che gira senza sosta sul tetto, era l’officina meccanica. Sbirciando dal vetro rotto ci si ritrova in un ambiente intatto con brugole e chiavi allineate e una bicicletta mai finita di aggiustare. segue…

(la fabbrica del sale, dalla collezione Tirrenica360... )

Riqualificazione

Il masterplan elaborato dall’Agenzia del Demanio per la riqualificazione e la valorizzazione della Riserva Naturale delle Saline di Tarquinia. segue…

Sale e saline

> Le saline rappresentano un paesaggio uguale a sé stesso nei millenni. . Grandi vasche bianche o rosa, lunari o marziane a seconda del deposito, che raccontano di un'attività umana che pare quasi non abbia subito adeguamenti nel tempo. Forse è questo a fare del paesaggio delle saline un unicum antropico. segue...

Altro

  • le Saline di Tarquinia rappresentano una delle poche zone umide rimaste lungo la costa tirrenica e per questo sono un importantissimo luogo di sosta, svernamento e nidificazione per quasi un centinaio di specie di uccelli acquatici, sia migratori che stanziali. (dalla brochure del comando carabinieri in loco segue…)
  • le saline e il borgo segue…

(confezionamento del sale)

Monumento la Frasca

L’area protetta de La Frasca ospita un frammento di spiaggia fossile risalente a 100.000 anni fa. Ambienti costieri seminaturali come questo sono ormai rari, sia in ltalia che nel resto d’Europa, dal momento che l’interfaccia terra-mare costituisce uno delle zone più soggette a degrado ambientale, provocato in primo luogo da trasformazioni territoriali ad opera dell’uomo.

Gli ecosistemi costieri sono ambienti fragili, caratterizzati da superfici limitate e colonizzati da un esiguo numero di specie vegetali fortemente adattate a stress naturali quali scarsità o assenza di suolo ed elementi nutritivi, forte irraggiamento solare, aerosol marino, scarsità di precipitazioni.

La flora che vi prospera è così specializzata da essere esclusiva degli ambienti costieri e dunque estremamente minacciata e vulnerabile. Il Monumento Naturale La Frasca, sebbene presenti alcuni fattori di disturbo ambientale, ospita una flora di pregio costituita da specie rare e molto rare, sia a livello regionale che nazionale.


(Monumento la Frasca, dalla collezione Tirrenica360... )

Specie molto particolari (“alofile”, ossia piante del sale) vegetano in particolare negli anfratti e nelle conchette che l’erosione marina crea lungo gli affioramenti rocciosi. Sono piante in grado di sopravvivere in ambienti iperalini con pochissima acqua dolce a disposizione grazie ad adattamenti morfologici e fisiologici volti sia ad immagazzinare riserve di acqua che a limitare la disidratazione dei i tessuti.

Osservando questo tratto costiero è possibile ricostruire l’evoluzione ambientale quaternaria. Strutture romane ed edifici moderni, fino ad arrivare al significativo impatto ambientale provocato dalla grande centrale elettrica di Torvaldaliga e dal vicino porto turistico e commerciale di Civitavecchia.

Nonostante ciò, questo tratto costiero, relativamente isolato dal contesto industriale, mantiene e protegge una importante fauna composta da rettili, anfibi, volatili e mammiferi. Inoltre, nel tratto di mare prospiciente sono presenti habitat di pregio quali coralligeno, pozze di scogliera e praterie di Posidonia oceanica. Importante per l’intero ecosistema è anche il ruolo della fitta pineta frangivento alle spalle della costa, che si estende per l’intera lunghezza del sito. segue…

Parchi e aree protette

Il Lazio è interessato da 3 Parchi Nazionali e 81 altre aree protette, istituite con provvedimenti legislativi o amministrativi, regionali o statali. Sono suddivise per tipologia in monumenti naturali, parchi regionali e riserve naturali, compresa un’area marina, per un totale di superficie protetta pari a circa 250mila ettari, corrispondente a oltre il 13% del territorio regionale. I Parchi Regionali naturali propriamente detti sono 14, tutelano un ricco patrimonio storico e culturale e favoriscono la permanenza delle attività agricole, forestali e artigianali tradizionali. segue…

Necropoli

Il sito “Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia” è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco nel 2004. Le motivazioni che hanno portato a questo riconoscimento, in particolare per Tarquinia, sono da ricercare nella peculiarità delle tombe dipinte della necropoli di Monterozzi.

Si tratta del complesso di sepolture ipogee decorato con pitture parietali più esteso dell’area tirrenica. Le tombe tarquiniesi, oltre a costituire la sola grande testimonianza di pittura classica di età pre-romana esistente nel bacino del Mediterraneo e a rappresentare una diretta prova della pittura greca, sono eccezionali sia per la qualità della loro esecuzione, sia per il loro contenuto, che rivela aspetti della vita, della morte e del credo religioso dell’antico popolo etrusco.

La necropoli tarquiniese  si estende su circa 3108 ettari e al suo interno sono state individuate più di seimila sepolture, delle quali duecento dipinte. Ma in realtà si tratta di un comprensorio molto più vasto, che abbraccia altri luoghi di notevole interesse archeologico e culturale, quale è quello della città altomedievale di Leopoli-Cencelle”, oppure il sito dell’antico porto di Gravisca. (Testo estratto da “Salviamo la Maremma”, Italia Nostra… )

Castello di S.Severa

Il Castello di Santa Severa è costruito sui resti dell’antico porto etrusco di Pyrgi. In oltre duemila anni di storia ha vissuto mille vite: da colonia romana, a residenza di nobili famiglie romane; da borgo medievale a base tedesca durante la seconda guerra mondiale. segue…

(Castello di Santa Severa, dalla collezione Tirrenica360... )

Area di Pyrgi

Il tratto di costa di Santa Severa è stato oggetto di una frequentazione plurimillenaria che risale al neolitico. A partire dal VII sec. a.C., in corrispondenza del promontorio oggi occupato dal Castello, fu fondata Pyrgi, espressione della potenza marittima di Caere, odierna Cerveteri, tra le maggiori del Mediterraneo. L’insediamento etrusco si sviluppava su una superficie di oltre 10 ettari intorno al porto, frequentato soprattutto da naviganti e commercianti greci e fenici.

Oltre cinquant’anni di indagini sistematiche hanno riportato alla luce i resti di un vasto santuario, tra i più importanti d’Etruria, celebre e noto alle fonti greche e latine. I Greci lo dicevano infatti sacro ad Uni, identificata con la fenicia Astarte, e a Thesan, la greca Leucothea, “dea bianca” del mare. segue…

Centrali elettriche

L’Alto Lazio è ormai, da alcuni decenni, il polo energetico più grande d’Europa. Pedalando da Capalbio a Tarquinia e da Tarquinia a S.Severa), in un raggio di neanche 50 Km, esistono ben tre centrali per la produzione di energia elettrica. Una presenza così massiccia ha alterato nel tempo le condizioni ambientali e sanitarie della zona.

  • la centrale Alessandro Volta di Montalto di Castro è alimentata a gas e ad olio combustibile. Sta però giungendo all’esaurimento del suo ciclo di vita e quindi, anche per essa, non si può escludere la soluzione carbone.
  • Torre Vandaliga Nord, che per vent’anni ha funzionato ad olio combustibile ed ora sta per essere convertita a carbone. E’ al primo posto assoluto tra gli impianti italiani per emissioni. Tra le 30 aziende che emettono più gas serra nel Continente, 22 sono impianti termoelettrici e tra questi, la centrale di Torrevaldaliga Nord, oltre ad essere prima in assoluto per l’Italia e al 14° posto tra le aziende con maggiori emissioni climalteranti in Europa.
  • Torre Valdaliga  Sud, recentemente ristrutturata per la produzione a gas a ciclo combinato, ma che sino a poco tempo fa bruciava olio combustibile;

(Centrale Torre Valdaliga Nord, dalla collezione Tirrenica360... )

> L’Alto Lazio è ormai, da alcuni decenni, il polo energetico più grande d’Europa. Tra Civitavecchia e Montalto di Castro, in un raggio di neanche 50 Km, esistono ben tre centrali. Una presenza così massiccia di centrali elettriche ha alterato nel tempo le condizioni ambientali e sanitarie della zona. segue…)

Colonie marine

> Le colonie marine: edifici monumentali lungo le coste italiane, luoghi fragili e memorie di un passato tutto ancora da metabolizzare. Nate per curare le malattie infettive, nel tempo acquisiscono altri significati, in particolar modo legati all’educazione delle masse e alla costruzione di un’identità politica nelle giovani generazioni, promossi sia dai regimi totalitari che da governi democratici. In molti casi, queste costruzioni anticipano l’urbanizzazione di nuove mete turistiche costiere e montane, rese accessibili dalle linee ferroviarie in costruzione. segue...

(colonia P.di Piemonte a S.Severa nel 1935 ed oggi)

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