Parco Maremma in bici

Il Parco della Maremma, in provincia di Grosseto, è un tesoro di biodiversità. Dune, macchia mediterranea, boschi di lecci, pinete e zone umide…. da scoprire anche in bici. segue…

Approfondimenti

> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.

(la pineta, dalla collezione Tirrenica360... )

Ecosistemi

Il Parco della Maremma va da Principina a Mare sino a Talamone e comprende la foce del fiume Ombrone. Il paesaggio naturale del Parco è caratterizzato da una varietà di ecosistemi lungo 30 km di costa, dove trovano l’habitat ideale una incredibile quantità di specie vegetali ed animali: le dune, la macchia mediterranea, i boschi di lecci e le aree pinetate, sino alle zone umide e le aree di pianura.

La vegetazione forestale si presenta piuttosto eterogenea, caratterizzata da lecci che costituiscono la specie dominante, che si accompagnano al Lillatro, al Cobezzolo al Lentisco e al Viburno; in questi ambienti è possibile vedere volteggiare Poiane e anche il Biancone. Molte le specie di fauna presente tra cui anche il Gatto selvatico.

Da segnalare sui versanti rocciosi la rarissima Palma nana, l’unica specie indigena italiana che trova nelle coste toscane e liguri il limite settentrionale dell’areale distributivo. In questo habitat possono nidificare rapaci quali il Gheppio, il Falco pellegrino e il Lanario. La macchia mediterranea che degrada verso il mare cede il posto alla garitta, caratterizzata dalla presenza di Rosmarino, Erica, lentisco e Cisti.

Le pinete sono il risultato di un’intensa opera di forestazione operata dall’uomo nel corso dei secoli. Ne è un esempio la Pineta Granducale che copre quasi uniformemente, per circa 600 ettari, l’area compresa tra il fiume Ombrone, il mare e le pendici delle colline.

La costa all’interno del Parco della Maremma è molto varia: caratterizzata da spiagge sabbiose con ampie dune, come a Collelungo e a Principina, baie, come Cala di Forno, e scogliere a picco, come nel tratto di costa verso Talamone.L’area protetta è stata istituita nel giugno del 1975 e rappresenta il primo Parco Regionale istituito in Toscana.

Per dettagli, aggiornamenti, regole di comportamento, …. riferirsi al sito ufficiale di segue…

Maremma

> La Maremma rappresenta un importante campione residuo dell’ambiente naturale mediterraneo. Ma è anche una terra ricca di storia, personaggi e tradizioni rurali “raccontate” dal paesaggio suggestivo, dalle feste popolari e dai resti archeologici. " (Testo tratto da “Salviamo la Maremma”, Italia Nostra…)

(tenuta la Marsiliana, archivio Corsini)

Malaria

Dopo la Seconda guerra mondiale, con l’eliminazione della malaria, la costa si ripopolò. Nel 1975, quando anche l’ultimo lembo della Maremma di una volta stava per essere coperto di cemento, la Regione Toscana decise di creare qui la sua prima area protetta.

Nella zona di Orbetello i contadini mietono il grano nelle terre bonificate e redistribuite grazie alla riforma agraria.  (dalla settimana Incom 00804 del 04/07/1952, Archivio Storico Luce)

> La storia della malaria e del suo controllo sono intimamente legate al nostro Paese. Per molti secoli, infatti, la malaria ha pesantemente condizionato la salute delle popolazioni, nonché lo sviluppo sociale, demografico ed economico di numerose regioni segue...

Bonifiche

Le prime vere bonifiche del territorio risalgono ai primi decenni dell’Ottocento e furono opera dei Lorena. I granduchi fecero prosciugare buona parte del lago di Castiglione (oggi Riserva Naturale Diaccia Botrona), quel che restava dell’antico lago Prile, e buona parte del padule di Alberese, nel territorio dell’attuale parco.

I Lorena fecero poi impiantare lungo la costa le gigantesche pinete vi si trovano ancora oggi. Gran parte dell’ambiente naturale era però ancora intatta: un’ininterrotta foresta acquitrinosa si stendeva dalla Tenuta dell’Alberese a Grosseto, e insieme ai boschi sulle colline dell’Uccellina era un paradiso per i cacciatori.

(canale di Collelungo, dalla collezione Tirrenica360... )

Dopo l’Unità, il nuovo stato italiano si disinteressò della Maremma. Solo nella Tenuta dell’Alberese Ferdinando di Lorena fece scavare nuovi canali di scolo per le acque, riportò le colture della vite e dell’ulivo, e costruì Spergolaia, un’azienda agricola modello per l’epoca.

La bonifica venne ripresa e completata sotto il fascismo, quando divennero disponibili nuovi mezzi motorizzati per scavare canali di deflusso e idrovore per prosciugare i terreni. Furono anche costruite strade, case coloniche e il piccolo centro di Alberese.

> La lotta alla malaria per la sopravvivenza umana e il recupero del suolo hanno scandito una secolare attività di bonifica. Le ristrette pianure alluvionali litoranee, infatti, nei secoli sono state soggette al ristagno delle acque. Un immenso deposito di fatiche, conquistato dall'uomo una stagione dopo l'altra. segue... 

Alberese

Il piccolo centro di Alberese risale agli anni Trenta del Novecento, ma il luogo ha una storia più antica. Qui, fin dal Quattrocento, sorge su una piccola altura la Villa Granducale, residenza-fattoria costruita dai Cavalieri di San Giovanni e poi passata ai Granduchi di Toscana come sede dell’amministrazione della Tenuta dell’Alberese.

L’abitato di oggi è invece una “città di fondazione” realizzata insieme alla bonifica integrale di questa parte di Maremma su iniziativa del regime fascista. Il compito venne affidato all’Opera Nazionale Combattenti, che suddivise la terra in poderi, ciascuno con casa colonica e attrezzature, realizzò una rete viaria e costruì appunto il borgo di Alberese.

Ancora oggi se ne può apprezzare la tipica architettura degli anni Trenta. Intorno alla Piazza del Combattente sorsero un acquedotto, una scuola, un ambulatorio medico, una caserma dei Carabinieri, un frantoio, un campo sportivo, un ufficio postale, un cinema, e naturalmente una chiesa.

A popolare le terre “redente” furono chiamate alcune decine di famiglie di ex-combattenti dal Veneto e in misura minore dal Friuli-Venezia Giulia. Fu questa scelta a fare di Alberese una sorta di “isola etnica” in mezzo alla Toscana, le cui tracce sono ancora visibili innanzitutto nei nomi dei poderi e delle strutture agrituristiche che vi sono nate: Monte Grappa, Pasubio, Piave, Tofane, Stelvio, Tagliamento…

Maremmane

Il Parco è uno dei pochi luoghi in cui ancora si pratica l’allevamento brado dei grandi bovini maremmani dalle lunghe corna, che, insieme a quello sempre brado del cavallo di razza maremmana, è oggi ricordo e simbolo della Maremma di una volta.

Questa antichissima razza è capace di stare anche sempre all’aperto, affrontando inverni gelidi ed estati torride, di muoversi e trovare da mangiare nella macchia spinosa come nelle paludi, e di difendersi dai predatori. Una razza è straordinariamente robusta e frugale. Le vacche si distinguono per le corna a forma di lira, i tori per le corna a forma di mezzaluna.

La vita delle maremmane è ancora scandita dai ritmi naturali: primavera sui pascoli aperti o in pineta, dove possono trovare erbe e arbusti per l’allattamento, estate nelle zone paludose, nei boschi e nei prati più ricchi di acqua, inverno nei boschi o nella macchia, al riparo dal freddo e dove trovano ghiande e altri frutti, oltre alle foglie delle piante sempreverdi.

A guidare questi spostamenti sono i butteri, mandriani a cavallo. Il loro lavoro è difficile e richiede anni di apprendistato, ma è soprattutto duro, perché anche loro sono sempre all’aperto, con qualsiasi tempo, per controllare, contare, spostare ed eventualmente recuperare nel folto della macchia gli animali, che devono conoscere uno per uno.

Il lavoro diventa ancora più impegnativo in alcuni momenti dell’anno: la nascita dei vitelli, lo svezzamento (detto “spocciatura”), la merca (quando gli animali vanno marchiati) e la doma dei cavalli.

Ci vuole quindi un’enorme passione per fare questo mestiere, che rispetto al passato comporta oggi anche una responsabilità in più: l’impegno a mantenere questa tradizione più che millenaria.

Zone umide

700 ettari di paludi e ristagni d’acqua stagionali sono sopravvissuti alle bonifiche nei pressi della foce dell’Ombrone. Oggi protetti dalla Convenzione di Ramsar, producono in ogni stagione una grande quantità di cibo, che a sua volta attira una grande quantità di animali: volpi, cinghiali, daini e lupi, ma soprattutto uccelli, che vi trovano un’oasi ecologica di importanza globale. In primavera si fermano qui decine di specie di uccelli provenienti dall’Africa e alcuni, soprattutto limicoli ma anche ghiandaie marine e gruccioni, si fermano per riprodursi per poi tornare in Africa alla fine della bella stagione. Le piogge di inizio autunno riempiono poi le aree paludose, e presto dal Nordeuropa arrivano molti uccelli acquatici per passare l’inverno. Si radunano così migliaia di gru e oche selvatiche, oltre a molte specie di anatre. Si fermano invece tutto l’anno aironi cenerini, garzette e aironi guardabuoi.

> Laghi, torbiere, fiumi e foci, stagni e lagune, paludi salmastre e litorali. Le zone umide rivestono una notevole importanza per garantire biodiversità e resilienza. Metà delle zone umide del mondo sono state perse e la maggior parte delle distruzioni sono avvenute negli ultimi 50 anni. Partiamo alla scoperta di quelle che continuano a vivere lungo il Tirreno. segue...

Fari e Torri

Da Castel Marino, e dalle altri torri che punteggiano la costa, è possibile ammirare un panorama strepitoso.

> Tutte le nazioni si interrogano su come tenere vivo il patrimonio di pietre, storie e mattoni disseminato lungo le coste del pianeta. Erosione della costa, taglio dei finanziamenti, nuove tecnologie, aggiornamento delle rotte di navigazione…. Anche lungo il Mar Tirreno si nascondono preziose memorie guardiane dell'orizzonte. Che siano arroccate su uno sperone di roccia o addormentate su una spiaggia,  a picco sul mare o immerse in una pineta,  scopritele con noi pedalando. segue...

Spiagge

La lunga spiaggia del Parco permette di farsi un’idea di com’è fatta una spiaggia vera, non stravolta dallo sfruttamento turistico. Dalla riva del mare verso l’entroterra si incontrano diverse fasce di vegetazione formate da specie via via meno capaci di resistere alla mobilità della sabbia, al sale e all’aridità. Le piante che crescono contribuiscono a stabilizzare la duna e a mantenere una sorprendente quantità di animali: molti insetti, soprattutto coleotteri, lucertole e testuggini comuni, ai quali di notte si aggiungono spesso istrice, volpe, cinghiale e daino, com’è evidente facendo attenzione alla fitta rete di tracce che al mattino si può leggere sulla sabbia. Il parco contempla diverse spiagge, una più bella dell’altra. Sul sito ufficiale troverete le informazioni sui vari itinerari che le coinvolgono. Tra queste, la spiaggia di Marina di Alberese può essere raggiunta in bici gratuitamente, come descritto in un capitolo precedente.

> Cosa sarebbe un mare senza una spiaggia? Al termine di un temporale o all’avvicinarsi di un tramonto, tra un bagno rinfrescante e una passeggiata sul bagnasciuga. Che sia in piena estate o d’inverno. Profumi e cantilene che portiamo dentro una generazione dopo l’altra. Diversi itinerari in bici lungo la futura ciclovia Tirrenica ci permettono di avvicinare la meraviglia dei granelli di sabbia.  segue...

Pinete

La pineta fra l’Ombrone e l’Uccellina fu fatta piantare dai Lorena nella prima metà dell’Ottocento per bonificare il terreno acquitrinoso, e da allora è stata gestita per la produzione di pinoli e il pascolo e il ricovero del bestiame, escludendone la vegetazione naturale. Negli anni dopo il 2000 la gestione produttiva ha avuto fine, e la natura ha cominciato a riprendere il sopravvento. Il sottobosco è stato progressivamente riconquistato da grandi cespugli della macchia mediterranea, soprattutto lentischi e ginepri. Qui vivono oggi volpi, istrici, tassi, cinghiali e daini, insieme a qualche lupo, e una grande comunità di uccelli come ghiandaie marine, tortore selvatiche e colombacci. Il Piano di gestione forestale prevede interventi contro gli attacchi di parassiti e il reimpianto di pini nelle aree in cui si sono verificati disseccamenti, per garantire la conservazione dell’habitat.

> Chi non porta con sè il profumo delle pinete d’estate? Fin dalla loro creazione hanno fornito all’uomo ombra, frutti e legname, contribuendo allo stesso tempo alla stabilità delle dune costiere. Proviamo a raccogliere i percorsi che ci portano alla scoperta delle pinete del Tirreno. segue...

Promontori

I 3200 ettari di bosco sui monti dell’Uccellina, dominati dal leccio, sono il grande tesoro sempreverde del Parco. Sui versanti a oriente e a nord gli alberi crescono meglio, soprattutto alle quote più basse dove l’acqua è più abbondante e l’insolazione è minore, mentre i monti (tradizionalmente chiamati così anche se si tratta di colline) proteggono gli alberi dai venti che soffiano dal mare. I versanti a occidente e a sud sono invece più caldi e aridi, sia per la maggiore insolazione sia per effetto dei venti marini. Qui i lecci sono più piccoli e in molte zone, soprattutto alle quote più basse vicino al mare, la lecceta lascia il posto a una macchia mediterranea di straordinaria variabilità. Questi boschi sono una zona di rifugio per istrici, daini, caprioli, cinghiali, volpi e lupi, mentre gli uccelli vi si alternano con le stagioni, in particolare d’inverno, quando colombacci, fringuelli e tordi approfittano dell’abbondanza di bacche e ghiande.

> Il matrimonio tra terra e mare si fa impetuoso quando l’abbraccio è ancora più appassionato. Ecco perché, pedalando lungo il Tirreno, la memoria delle scogliere a picco evoca ogni volta emozione e meraviglia. Con la collezione “promontori”, andiamo alla scoperta degli affacci sul Tirreno segue...

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(Torre Cala di Forno, dalla collezione Tirrenica360... )

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