Ciclabile dei fiori

La ciclabile dei Fiori, da Sanremo a Imperia, segue il vecchio tracciato ferroviario. 30 km di affacci, gallerie, punti ristoro e terrazze per godere della compagnia del mare appena oltre la balaustra. Se passate in Liguria, non lasciatevela sfuggire. segue…

Approfondimenti

Da ferrovia a ciclabile

La storia delle ferrovie liguri e del recupero delle tratte dismesse è una buona riprova dell’affermazione che “una ferrovia è utile anche da morta”. Vediamo in breve come si è arrivati a questo. Testo di Vittorio, foto dal sito Sanremostoria

La costruzione della ferrovia costiera ligure, avviata negli anni dell’Unità d’Italia, si dovette scontrare con le difficoltà di un territorio complesso (alla litoranea ligure, benchè pianeggiante, ben si attaglia la definizione di “una ferrovia di montagna in riva al mare”) e con i limiti delle tecnologie dell’epoca: la trazione con locomotive a vapore e le tecniche di scavo ancora quasi del tutto manuali imposero infatti la realizzazione di un tracciato con gallerie numerose ma per quanto possibile brevi e quindi molti tratti a brevissima distanza dalla linea di costa, esposti tanto a mareggiate quanto a frane. Per questo motivo le prime rettifiche di tracciato furono realizzate già nell’Ottocento, ancora prima della costituzione delle Ferrovie dello Stato nel 1905.

A Levante…

La linea della Riviera di Levante venne aperta per tratte tra il 1868 (Genova Brignole–Chiavari) e il 1874 (Sestri Levante–La Spezia; solo in questa tratta si incontravano 51 gallerie, contro poco più di 90 dell’intera linea, e 23 ponti o viadotti), interamente a binario unico.

Il raddoppio del binario, necessario per fronteggiare la crescita del traffico, avvenne anch’esso per tratte ma in un lasso di tempo molto più lungo, fra il 1890 (Chiavari–Riva Trigoso) e il 1970 (Monterosso–Framura), sia in affiancamento nei tratti più facili o – come nel caso delle Cinque Terre – aggiungendo un nuovo binario su tracciato leggermente diverso a quello d’origine tuttora in esercizio, sia con lo spostamento su un tracciato interamente nuovo a monte di quello ottocentesco.

Nel frattempo venne realizzata anche l’elettrificazione, tra il 1925 (Genova Brignole–Sestri Levante) e il 1926.

Complessivamente i tratti dismessi e recuperati (o recuperabili) non sono nè molti nè lunghi: dal 2010-11 è aperta la “Ciclopedonale Maremonti” Levanto–Bonassola–Framura (5,5 km, in gran parte in galleria); il successivo tratto Framura–Deiva Marina (4 km) è difficilmente recuperabile, essendo interrotto da un’imponente fronte franoso e in parte occupato da un campeggio; ci sono tuttavia studi e modesti finanziamenti per il ripristino dei due tratti di ferrovia abbandonati limitrofi, verso Monterosso e verso Deiva Marina. Tra Deiva Marina, Moneglia e Riva Trigoso (9 km), invece, la sede ferroviaria è stata riutilizzata per la “strada delle gallerie”, gestita a senso unico alternato per il traffico automobilistico ma vietata alle biciclette.

… e a Ponente

Piuttosto diversa invece la situazione sulla Riviera di Ponente, aperta anch’essa per tratte fra il 1856 (Sampierdarena–Voltri) e il 1872 (Savona–Ventimiglia), il cui raddoppio
è avvenuto fra il 1925 (Ventimiglia–Bordighera) e il 2016 (San Lorenzo–Andora), a macchia di leopardo e molto più lentamente, tanto che tratte anche importanti furono realizzate solo in tempi abbastanza recenti (Varazze–Savona–Finale Ligure nel 1977 e San Lorenzo–Ospedaletti nel 2001), mentre il binario è tuttora uno solo fra Andora e Albenga e fra Loano e Finale Ligure.

L’elettrificazione fu realizzata  tra il 1916 (Sampierdarena–Savona) e il 1931 (Savona–Ventimiglia). La realizzazione dei raddoppi in epoca recente ha fatto sì che per tratte anche piuttosto lunghe si abbandonasse il tracciato originario in favore di uno completamente nuovo, spostato verso l’interno e di conseguenza prevalentemente in galleria.

I motivi di questa scelta sono molteplici: la tortuosità del vecchio tracciato (curve anche di soli 300 m di raggio) che limitava la velocità dei treni; l’urbanizzazione che soffocava il binario rendendo impossibili anche semplici rettifiche del tracciato; il rischio idrogeologico (nel 2014 la linea è rimasta interrotta per quasi due mesi in seguito a un deragliamento causato da una frana) e da parte della popolazione e delle amministrazioni locali un generalizzato senso di rifiuto della ferrovia, percepita come un corpo estraneo e un ostacolo allo sviluppo e alla circolazione.

Addirittura verso la fine degli anni novanta il previsto abbandono del tracciato costiero nella zona di Sanremo era utilizzato da qualche agenzia immobiliare come argomento per promuovere le vendite! Per contro le nuove varianti in galleria hanno comportato l’abbandono di alcune stazioni, quindi una minor capillarità del servizio, con ripercussioni sull’attrattiva turistica delle località non più servite dal treno.

A differenza quindi della Riviera di Levante, nel Ponente i tratti di ferrovia abbandonata non sono pochi nè brevi e hanno già permesso la realizzazione di parecchi chilometri di
percorso ciclopedonale: il più famoso è quello di 24 km fra Ospedaletti e San Lorenzo, aperto fra il 2009 e il 2014 dopo che la ferrovia era stata spostata in galleria nel 2001. Tra il 2022 e il 2023 questo percorso è stato prolungato di 4 km verso est, fino al Borgo Prino di Imperia, riutilizzando il tratto di ferrovia San Lorenzo–Andora dismesso nel 2016.

Le tappe successive in programma sono l’attraversamento di Imperia (nonostante il possibile conflitto con un progetto di minibus elettrici a guida automatica) e la prosecuzione fino a Diano Marina lungo la strada costiera nota come l’Incompiuta (esposta a frane e da mettere in sicurezza) per evitare la lunga galleria ferroviaria di Capo Berta (2,4 km); nel maggio 2023 infine è stata approvata in Conferenza dei Servizi la realizzazione del tratto successivo, nuovamente sulla sede ferroviaria dismessa, da Diano Marina al confine del Comune di Andora per ulteriori 7 km, con una spesa di 9,5 milioni di euro; è previsto che i lavori partano nel gennaio 2024 per concludersi nel dicembre 2025.

Un altro tratto, meno noto ma non meno valido paesaggisticamente, è quello tra Arenzano, Cogoleto e Varazze (10 km circa, in parte su viabilità promiscua); tra Varazze, Savona e Finale Ligure e Andora (70 km) invece, attualmente c’è solo qualche tratto ciclabile discontinuo, per il resto viabilità promiscua o quando va bene marciapiedi più o meno percorribili lungo la statale Aurelia.

(Milano San Remo Cannes, 1926)

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