Cecina-Campiglia in bici
Alla scoperta del tombolo di Cecina e del parco di Rimigliano, una pineta affacciata sul mare, dove la vegetazione mediterranea si mostra in tutta la sua bellezza e varietà di specie, forme e colori. segue…
Approfondimenti
> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.
Tombolo di Cecina
La storia della pineta ebbe inizio nel 1839 quando il Granduca di Toscana Leopoldo realizzò a proprie spese un imboschimento di pino domestico, lungo il litorale oggi interessato dalla Riserva. Nel 1859, con l’annessione della Toscana al Regno d’Italia, la foresta passò al demanio dello Stato.
Nel marzo 1906 l’Amministrazione Forestale dello Stato, confortata dalle popolazioni locali, si oppose alla vendita, riuscendo ad ottenere che l’intera tenuta venisse dichiarata inalienabile e ne ebbe la gestione diretta.
La Riserva è coperta prevalentemente da una pineta di Pino domestico (Pinus pinea) che forma un manto compatto ondulato fino al margine della spiaggia, dove il vento modella basse dune di sabbia ricoperte da una fitta macchia di ginepri e arbusti, che costituiscono una barriera di rara bellezza. segue…
Parco di Rimigliano
Il Parco di Rimigliano si sviluppa lungo la Via della Principessa tra San Vincenzo e Piombino, una striscia verde affacciata sul mare dove la vegetazione mediterranea si mostra in tutta la sua bellezza e varietà di specie, forme e colori.
Il mare, la sabbia dorata, la duna con la sua macchia modellata dai venti marini e infine il bosco ombroso dominato dai lecci e dai pini domestici, con la loro caratteristica chioma a ombrello. segue…
(parco di Rimigliano, dalla collezione Tirrenica360... )
Via dei Cavalleggeri
Le origini della Via dei Cavaleggeri non sono chiare; le prime tracce probabilmente risalgono al periodo medievale o addirittura erano parte di una delle varianti della strada romana Aurelia.
Il percorso collegava Livorno con Piombino e viene consolidato nel secolo XVI per fini militari. La nuova viabilità, molto vicina al mare, collega circa 60 edifici tra torri alte 10-15 m, forti, fortini e postazioni armate, un sistema lineare di “difesa lungo costa battuto da cavalleggeri in continua perlustrazione” addetti alla “scorreria”.
(il tratto sul promontorio di Piombino)
Il compito è quello di fornire protezione dagli attacchi vandalici da parte di pirati, impedire l’attracco delle navi che portavano le genti che dalla Liguria, dalla Francia e dalla Spagna, scappavano dalla peste, e infine somministrare un efficiente servizio postale per la messa in sicurezza del trasporto del materiale ferroso da Portoferraio (nell’Isola d’Elba) a Livorno.
Il percorso “con caratteri di mulattiera, si snodava lungo tutto il litorale roccioso e sabbioso, sia a nord di Livorno lungo il Tombolo, sia a sud fino a Torre Nuova, ove si allacciava alla tratta piombinese”.
Il tracciato transitava in un territorio depresso e al limite rispetto ai maggiori centri politici (ovvero quella della Maremma pisana o volterrana), costituito per lo più da vasti appezzamenti di pianura, con boschi e paludi.
Con il Granduca Pietro Leopoldo il tracciato in alcune parti prenderà vita. Avviato il rimodellamento del paesaggio della maremma pisana attraverso le opere di bonifica, le regimentazioni dei corsi d’acqua e le riforme agrarie, il percorso viene investito da un ruolo completamente diverso da quello svolto nel corso dell’era medicea.
L’intervento dell’uomo e lo scorrere del tempo hanno purtroppo cancellato in gran parte l’antico tracciato della Via dei Cavalleggeri, ma ancora oggi questo percorso unisce idealmente tutta la nostra Costa, con i resti delle sue fortezze, del suo tracciato, delle sue torri strappate al tempo e all’incuria che costituiscono un patrimonio di immenso valore storico e paesaggistico. segue…
(pineta di Marina di Castagneto, dalla collezione Tirrenica360... )
Bonifiche
La Maremma settentrionale è il resto della fascia costiera che si estende da Prato Ranieri a Rosignano, detta anche Maremma Pisana, costellata fin dall’età moderna da tutto un susseguirsi di acquitrini e di piccoli paduli come quelli di Montegemoli, Rimigliano, Bolgheri, Cecina e Vada. Il paesaggio era simile a quello propriamente maremmano e presentava «campi ed erba», vale a dire un alternarsi di campi nudi, ristretti coltivi, incolti e macchie infestati dalla malaria, sfruttati per lo più a pascolo del bestiame brado. > La lotta alla malaria per la sopravvivenza umana e il recupero del suolo hanno scandito una secolare attività di bonifica. Le ristrette pianure alluvionali litoranee, infatti, nei secoli sono state soggette al ristagno delle acque. Un immenso deposito di fatiche, conquistato dall'uomo una stagione dopo l'altra. segue...
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