Argentario in bici

Alla scoperta del monte Argentario, in un giro epico che non risparmia bellezze e tanta fatica. segue…

Dintorni

> Cosa vedere nei dintorni? Perchè non fermarci qualche giorno ad esplorare il territorio? In aggiunta all'elenco seguente, date una occhiata alla mappa Tirrenica360 e aiutateci ad arricchire l'elenco con le vostre segnalazioni.

Forte Pozzarello

Dopo l’ unità d’ Italia l’ esigenza di difendere i confini nazionali e in particolar modo La Capitale da un eventuale attacco via mare si fece sempre più impellente ed in questo contesto la rada di Porto Santo Stefano venne presa in considerazione per essere destinata ad ospitare una base della Regia Marina. A difesa del golfo si decise quindi di realizzare una fortificazione che potesse svolgere il compito di Batteria Costiera a garanzia della sicurezza della flotta che avesse trovato riparo nelle acque antistanti Porto Santo Stefano. Il luogo dove si decise di realizzare la nuova struttura militare fu il poggio sovrastante la valle del Pozzarello essendo in posizione dominante ed abbastanza elevata da poter dominare sia il paese che l’intero golfo. segue…

Vai al Tour360 dedicato al Forte Pozzarello segue…

Approfondimenti

> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.

Argentario

Il Monte Argentario, in origine, era con molta probabilità un’isola. In seguito si collegò alla costa tirrenica dai tomboli della Feniglia e della Giannella, formatisi per l’accumulo dei detriti trasportati dai fiumi e dalle correnti marine.

Il primo insediamento umano all’Argentario risale certamente ad epoche lontanissime, come attestato dai numerosi reperti archeologici sia nella Grotta degli Stretti che in quella di Cala dei Santi.

Di straordinario valore strategico, il promontorio fu munito di torri di avvistamento e di segnalazione per far fronte al costante pericolo di incursioni dal mare tra cui va ricordata quella del pirata detto il Barbarossa, che nel 1544 depredò e saccheggiò il borgo di Porto Ercole.

(Porto Ercole, dalla collezione Tirrenica360... )

Le primissime opere a carattere difensivo risalgono all’Età del Bronzo, ma un vero e proprio sistema difensivo che interessasse tutta la costa del promontorio iniziò a prendere corpo solo nel XV secolo, sotto il dominio della Repubblica di Siena.

Agli spagnoli il merito di avere in pochi anni impiantato un formidabile complesso di fortificazioni per numero e qualità, superiore ad ogni altro simile esistente in Toscana. Nacque così lo Stato dei Presidi, che comprendeva Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano e Talamone, ai quali, nel 1602, si aggiunse la piazzaforte di Porto Longone, nell’Isola d’Elba.

Il Promontorio, interamente montuoso e caratterizzato da coste alte e rocciose, è ricoperto da una fitta macchia mediterranea che si alterna alle coltivazioni di olivi, di viti e di alberi da frutta.

Di straordinaria bellezza è la Strada Panoramica che costeggia la porzione dell’Argentario affacciata sul mare aperto e che collega i due centri di Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Oltre ad ammirare lo splendido panorama, si possono intravedere, verso il mare, i resti di una serie di torri costiere e si può accedere a piedi alle suggestive e selvagge calette dell’Argentario. segue…

Miniere

Lo dicevano con il loro colore anche le rocce dell’Isola Rossa che nel sottosuolo c’era tanto ferro da far impazzire una calamita. E finalmente anche l’Argentario, nel suo piccolo, ebbe le sue miniere, in località Il Passo, vicino a Port’Ercole. Non era certo l’El Dorado, ma la qualità del materiale era discreta: 30% in ferro, 15% in manganese, poca silice, adatto alla produzione dell’acciaio.

L’attività estrattiva iniziò nel 1873 e, salvo la doverosa pausa bellica, si prolungò, tra alti e bassi, fino al 1958. I proprietari cambiarono nel tempo: prima la RAE, poi l’Ilva ed infine la Ferromin. Le escavazioni, iniziate a cielo aperto, proseguirono successivamente in galleria nonostante i gravi problemi creati dalle infiltrazioni d’acqua dalla vicina laguna, solo in parte risolti, inizialmente, con l’impiego di due potenti motopompe a vapore. Il materiale, dopo essere stato trattato e selezionato nel piazzale di cernita, veniva trasportato, con carri trainati da muli, fino a Santa Liberata dove c’erano le navi ancorate in rada, prevalentemente dirette verso l’Inghilterra. L’attività in galleria, nel piazzale di cernita e per il trasporto fu svolta da operai del luogo ed altri provenienti da località vicine. Furono anche impiegati, per la frantumazione del materiale, forzati del Bagno Penale di Orbetello.

(le torri minerarie, dalla collezione Tirrenica360... )

Verso gli anni ’50 la produzione delle miniere cominciò sensibilmente a scemare. Il costo non più competitivo del materiale dovuto agli alti oneri di produzione orientarono gli attuali proprietari alla chiusura degli impianti. Con delle cariche esplosive fu provocato il crollo di un intero costone roccioso del colle che bloccò l’accesso alle gallerie. Quelle gallerie che avevano visto uomini e ragazzi spezzarsi la schiena nell’oscurità, nel freddo e nel fango, e talvolta morire di lavoro, tornavano alla natura. Finì così l’esperienza mineraria dell’Argentario. Insieme a tante altre. L’Argentario si era ormai avviato per un’altra strada. Delle miniere rimangono in bella vista, davanti ad Orbetello, due grandi torri in cemento armato per i pozzi che conducevano in galleria. segue…

Scopri

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