Dalle stazioni termali alle colonie marine, dal Grand Tour ai voli low cost. Dalle bathing machines alle cabine in cemento. Boom economico e degrado ambientale, viaggi consapevoli e turismo di massa. Cambia la società e cambiano i costumi, anche in spiaggia. Le coste italiane come non le avete mai viste. Scopritele con noi pedalando in compagnia del Tirreno.
Turismo balneare
All’interno della rassegna di letture in compagnia del Tirreno e dopo l’approfondimento sulle creature fantastiche che popolano i mari, una pagina dedicata al turismo balneare.
Il turismo è l’azione svolta da coloro che viaggiano e visitano luoghi a scopo di svago, conoscenza e istruzione. L’origine di questa pratica, alla base dello sviluppo del turismo balneare, nasce nel ‘600 in Inghilterra con il Grand Tour, il viaggio formativo di giovani aristocratici e studiosi che, spinti dalla voglia di apprendere tecniche, lingue e conoscenze, partono alla scoperta di nuovi Paesi.
Passano gli anni e il Grand Tour perde la propria motivazione culturale e di formazione. I tempi cambiano e i viaggi si aggiornano promettendo svago, relax e divertimento. Sulle coste britanniche nascono numerose stazioni termali. Si inizia a viaggiare anche alla ricerca di oggetti d’arte, destinati ad ampliare le collezioni dei ricchi aristocratici.
L’industrializzazione porta alla formazione di un nuovo ceto borghese, desideroso di emergere anche attraverso la villeggiatura, facilitata dalla nascita dei centri termali e dallo sviluppo dei trasporti su rotaia.
Lo scopo originale dei centri termali è principalmente curativo. Per purificare il corpo, agli ospiti vengono proposti cicli di immersioni e speciali acque da bere, secondo i dettami delle ultime teorie sull’idroterapia.
“il mare guarisce le malattie degli uomini” (Euripide, 485-407 a.C.)
Queste prime esperienze di turismo balneare sono incentrate sulla cura del corpo, ma contemplano anche momenti di svago e relax, così da diventare occasioni per sfogare la voglia di libertà e di evasione dal quotidiano.
Alla fine del ‘700 i bagni terapeutici marini fanno la comparsa anche in Italia, principalmente sulle coste romagnole, dove viene riproposto il modello dell’immersione da piattaforme in legno, costruite in mare a poche decine di metri da riva. Dai camerini ci si cala in acqua grazie ad apposite scalette.
Nel XIX secolo aumenta la diffusione del bagno in mare, grazie alle nuove teorie sugli effetti benefici e tonificanti dell’acqua salata, che prevedono ripetute immersioni.
L’esodo verso le coste europee del Mediterraneo ha inizio nel primo dopoguerra, quando le teorie elioterapiche individuano nel sole, più che nel mare, l’elemento benefico. Il corpo abbronzato diventa il corpo ideale, in opposizione alla pelle chiara dell’aristocrazia. I luoghi di villeggiatura del Nord Europa, baciati da un pallido sole, perdono così di importanza.
Le spiagge italiane si trasformano in luogo di indottrinamento con il culto della salute e del corpo propugnato dal fascismo. Vengono coinvolti anche i bambini, spediti nelle colonie marine.
Bathing machines
La trasformazione dei costumi della società, con la progressiva dissoluzione della divisione fra classi, si riflette anche sulle spiagge e sulla evoluzione delle attrezzature per approcciarsi all’acqua.
Nella seconda metà del ‘700 iniziano a comparire sulle spiagge le nuove classi borghesi e mercantili. Per sfruttare le cure marine senza rinunciare alla propria intimità ed elevazione sociale, le élites ricorrono all’impiego delle “bathing machines”.
Si tratta di cabine su ruote, trainate da cavalli fin dentro il mare. Sono dotate di una scaletta dalla quale, una volta lasciata la riva, si può scendere in acqua. Con la loro “mobilità” risolvono il problema delle forti maree dell’Oceano, che avrebbero travolto le attrezzature fisse.
Con la possibilità di allontanarsi da occhi indiscreti risolvono il problema della privacy, specie per i bagni della donne. Alcune cabine sono perfino dotate di un tendone in cui ci si può celare una volta in acqua, per bagnarsi anche nudi, così come consigliano i medici. Le Bathing Machines agli inizi del Novecento diventano strumenti collaudati e di successo sulle coste europee di Inghilterra, Belgio, Olanda, Francia e Spagna.
Nelle coste in cui il fenomeno della marea è limitato, in alternativa alle bathing machines vengono costruiti padiglioni in legno piantati su palafitte. Tra i primi stabilimenti balneari “fissi” va ricordato quello di Doberan, sul Mar Baltico, voluto dal dottor Vogel, uno dei padri della balneoterapia. Questo stabilimento servirà da modello per i numerosi impianti sorti nel primo quarto dell’Ottocento sulle coste tedesche del Mar Baltico e del Mare del Nord.
Sul Mediterraneo questo tipo di impianti compare inizialmente a Livorno, con la costruzione, nel 1781, dei Bagni Baretti. A Livorno seguiranno Viareggio nel 1828, Rimini nel 1843, il Lido di Venezia nel 1857. Sulle coste francesi e slave nascono padiglioni da bagno con servizi per il ristoro, la conversazione, le cure idroterapiche.
Gli stabilimenti – al pari delle bathing machines – sono costruiti per garantire la privacy. Si entra in acqua scendendo le scale davanti al camerino, al quale si accede attraverso un pontile in legno che parte dalla spiaggia.
Donne e uomini sono rigorosamente divisi secondo norme rivolte a tutelare il decoro e la morale dell’epoca. I camerini sono posti parallelamente al mare lungo la spiaggia, come a Rimini, oppure ortogonalmente, come sul Mar Baltico, sul Mare del Nord e sulle coste liguri e toscane.
(stabilimenti a Viareggio, 1880, archivio Touring)
Le cabine possono essere interpretate come una riproposizione stanziale delle bathing machines, mantenendone la destinazione d’uso di spogliatoio e ripostiglio.
La cabina viene affiancata, nei secoli a seguire, dall’installazione di elementi di ombreggiamento, come leggeri pergolati lignei integrati a teli di copertura e/o tende divisorie.
(Spiaggia di Viserba, 1935)
I grossi stabilimenti balneari degli anni ‘30, in linea con la filosofia “Mens sana in corpore sano” del primo dopoguerra e della propaganda fascista, esaltano fin dall’inizio le attività sportive, arrivando ad ospitare nella seconda metà del ‘900 palestre a cielo aperto, sessioni aerobiche in spiaggia e attività legate al fitness.
Negli anni ’50 le cabine in legno vengono sostituite da quelle prefabbricate di cemento, la cui forma “moderna” trova riscontro nel razionale anonimato degli esercizi alberghieri circostanti.
Sul finire del secolo l’evoluzione del concetto di spiaggia si riflette nella trasformazione del settore turistico. Complici i cambiamenti registrati a livello di istruzione, qualità e prospettive di vita, la maggior sensibilità verso il benessere e l’ambiente, la ricerca di esperienze autentiche, il rallentamento delle economie, nonché la diffusione di Internet e dei voli low-cost.
Emergono nuove pratiche turistiche, più articolate e complesse di quelle degli anni del boom. Si passa infatti dai cicli turistici lunghi e semplici, caratteristici dell’inizio del XIX secolo, ai ritmi accelerati e complessi degli ultimi decenni, caratterizzati da un mix di attività all’aria aperta (spiaggia, nautica, giochi, corse, equitazione, ecc.), socio-culturali (festival, feste, congressi, musei, ecc.) e socio-economiche (affari, esposizioni, ecc..).
Onde sulle sponde
Dei tuoi fianchi abbronzati vicino a me
Onde più profonde
Se ti guardo, davvero, che cosa non farei
Onde più rotonde
Di quell’onda che arriva e non torna mai
(Onde, Alex Baroni)
Impatti
Il turismo è un fenomeno economico, sociale e culturale di vasta portata, che coinvolge molteplici attori. Se da un lato rappresenta un’occasione per molte destinazioni turistiche, dall’altro determina una minaccia per l’ambiente, per la popolazione e la cultura di un luogo.
Il turismo della seconda metà del secolo scorso trasforma i paesaggi delle vacanze marine, alterandone spesso l’identità pur di andare incontro alle crescenti esigenze della massa. Colossi alberghieri e interventi urbanistici a carattere fortemente cementizio sottolineano il cambio di rotta nelle offerte ricettive.
Con il boom economico e l’aumento della pressione antropica, le coste italiane vengono prese di mira dalla speculazione. L’incessante sviluppo degli insediamenti comporta squilibri ecologici, erosione delle coste e progressiva distruzione di paesaggi storici. In Italia si deve ricorrere all’istituzione di “Aree Marine Protette”, estese per circa il 12% delle nostre coste.
Sempre più spesso si autorizza la costruzione di grandi insediamenti, occupando se non addirittura prevaricando le dune costiere, costruendo sulle zone umide, dissipando flora e fauna, influenzando la diversità biologica.
(stabilimento Kursaal a Ostia, 1961)
L’impatto è influenzato da diversi fattori, tra cui dimensione e caratteristiche dei flussi di visitatori, nonché dalle motivazioni che spingono a partire. Dal viaggio esplorativo alle forme di turismo alternative, fino al turismo di massa, si registrano influenze via via crescenti.
Dal punto di vista economico è indiscutibile che il turismo possa generare effetti positivi. Entrate fiscali, valuta straniera, posti di lavoro e opportunità imprenditoriali, rete di infrastrutture (aeroporti, strade, elettricità, reti telefoniche, ecc..) contribuiscono ad aumentare la qualità della vita per le popolazioni locali, valorizzando le risorse naturali, artistiche e culturali locali.
Ma molti costi non sono di immediata rilevazione e spesso ricadono sui residenti in una spirale economica negativa, come il possibile aumento dei prezzi di beni e servizi, indotto dalla concorrenza tra domanda turistica e domanda locale.
Si aggiunga il rischio delle cosiddette ‘monoculture turistiche’: se l’economia di una località dipende eccessivamente dal turismo, si rischia una destabilizzazione generale dell’economia locale al mutare di mode, preferenze, variabili climatiche,…
(Porto S.Stefano)
Accade inoltre, non di rado, che la ricchezza generata dall’attività turistica torni nei paesi d’origine dei flussi turistici, lasciando a disposizione delle comunità ospitanti solo una minima parte dei guadagni. Nel caso dei pacchetti turistici all-inclusive, ad esempio, si stima che l’80% del costo sostenuto dal viaggiatore torni indietro. Tale somma è infatti destinata alla copertura dei costi internazionali del trasporto aereo, dei tour operator, delle catene alberghiere e delle altre compagnie, spesso con sede nei paesi di provenienza.
Il fenomeno turistico ha risvolti positivi e negativi anche dal punto di vista socio-culturale. Tra gli effetti positivi: nuove opportunità di crescita professionale, nuove infrastrutture, anche sanitarie. Rifioritura delle arti e delle tradizioni locali. L’incontro tra diverse culture stimola il confronto e l’arricchimento delle comunità.
(spiaggia e boom economico, 1955)
D’altra parte, l’incontro con lo straniero può innescare profonde alterazioni. Emblematica è la mercificazione di riti e tradizioni, recuperati per il solo divertimento dei turisti, così come la standardizzazione nella domanda turistica, che spinge verso la monocultura di bar, ristoranti, alberghi, negozi, …
I beni culturali ed ambientali, sempre meno finanziati a livello statale, trovano nelle attività turistiche nuovi curanti, perché rappresentano fattori fondamentali per attrattività e competitività. Le località turistiche devono infatti la loro popolarità all’integrità delle bellezze naturali, un loro degrado porterebbe al declino dei flussi turistici.
(spiaggia di Follonica, pedalando verso Grosseto, 1972)
Paradossalmente, si assiste ancora oggi a forme di sviluppo irrazionali che hanno corrotto il territorio, talvolta in modo irreversibile.
Sostenibilità
Con i suoi 8000 Km di costa, l’Italia gode di un florido turismo balneare. Oltre ad essere primo per capacità ricettiva, il volume di affari generato rappresenta il 30% del totale, contro il 25% delle città d’interesse storico e artistico.
Se da un lato le risorse ambientali influenzano lo sviluppo turistico, dall’altro possono venirne schiacciate.
“Il turista vive tutto l’anno inseguendo la sua stanchezza, non ha tempo per capire, studiare, imparare. È generalmente esausto, e quindi si affida a tutto quello che è già pronto, Tripadvisor, la Seo universale delle dieci cose da non perdere, e così via. La ricerca delle stesse foto, degli stessi hashtag, degli stessi quartieri, delle stesse esperienze autentiche, la povertà delle risorse intellettuali con cui il turista si mette in ridicolo è frutto di tante cose, ma soprattutto lo è di quanto poco tempo siamo in grado dedicare alla creazione di un riposo di valore.” (L’anno in cui si è rotto il turismo)
Per fortuna, negli ultimi anni si stanno diffondendo esperienze di turismo responsabile: promuovere la conoscenza del luogo coniugando fra loro identità e innovazione, economia ed ecologia, valori esistenti e nuovi usi.
“il turismo responsabile è il turismo attuato secondo i principi di giustizia sociale ed economica, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori”. (AITR Associazione Italiana Turismo Responsabile, Cervia 2005)
Le attività turistiche vengono invece riconosciute sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale e artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche.
(Marina di Pietrasanta, pedalando da Massa a Pisa)
Destagionalizzazione, diversificazione e qualificazione dell’offerta turistica, accessibilità e mobilità leggera sono alcuni dei punti focali.
Di fondamentale importanza diventa quindi l’uso ottimale delle risorse ambientali, nel rispetto degli stili di vita, dell’eredità culturale e delle tradizioni delle comunità ospitanti.
(Viareggio, 1913, pedalando da Massa a Pisa)
Paesaggi
La Carta del Paesaggio Mediterraneo del 1992 sottolinea la necessità di attuare politiche più efficaci e sinergiche a livello europeo nella protezione del paesaggio mediterraneo, definito come un valore sociale per tutti, uno dei valori fondamentali della cultura dei popoli d’Europa.
(Lido di Ostia, 1933, pedalando da Palidoro a Roma)
La Convenzione Europea del Paesaggio del 2000, propone il tema del paesaggio sotto una luce innovativa, definendolo come quella parte del territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e umani e dalle loro interrelazioni.
Rappresenta un bene per l’intera popolazione, perché svolge importanti funzioni sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale”.
Piegato alle esigenze di competitività e di efficienza, anche il paesaggio rischia però di trasformarsi in bene di consumo. Ecco perchè la Convenzione obbliga gli Stati ad elaborare una politica che fornisca orientamenti precisi su come salvaguardare, gestire, progettare i paesaggi.
Riferimenti
Testi estratti da:
- “Eco allestimento balneare nell’ottica della temporaneità sostenibile“, Scuola del Design, Laurea Specialistica in Design degli Interni, Eliana Valenti
- “Le basi storico-scientifiche della talassoterapia” Lucchetta, Monaco, Valenzi, Russo, Campanella, Nocchi, Mennuni, Fraioli
- L’anno in cui si è rotto il turismo, Ferdinando Cotugno
Multimedia
“Sin dalla metà dell’ottocento, Sanremo si sarebbe affermata come principale meta turistica: prima come stazione di soggiorno invernale, come si diceva, poi estivo. Dai 10.000 abitanti del 1861, la sua popolazione sarebbe più che triplicata attorno agli anni ’30.
Ad attirare era, oltre alla mondanità, anche quel senso di esotico e arcaico con cui si stava ricostruendo l’immagine delle coste mediterranee in quel tempo. Un po’ come disse Nietzsche nel 1886, parlando proprio della Riviera Ligure: <<questo luogo ha qualcosa di ellenico e d’altra parte qualcosa di piratesco, di improvvisato, di nascosto.>>
Intanto il turismo cominciava a prendere forme sempre più vaste, anche se ancora elitarie: quelle della Riviera Toscana, innanzitutto, con Livorno, Viareggio, i bagni di Lucca.” (dal podcast “Le parole del mare” di A.Vanoli, puntata del 28.6.26)
- Overtourism. Napoli, Venezia, e molte altre città italiane rischiano di essere soffocate da un’ondata di persone che portano denaro ad alcune categorie ma non all’intero tessuto cittadino. Che ne sarà dello spirito delle città? E sul tema degli affitti, qual è il rischio di appoggiarci, come paese, a un’economia di rendita?”. riascolta la puntata di “Tutta la città ne parla” del 4.11.24
- Le vacanze e il mare. Un connubio che ci pare antico ma che in realtà è parecchio recente. L’invenzione delle vacanze è stata l’invenzione di un luogo e dei suoi riti. Dalla nobiltà della Costa Azzurra sino al boom economico fatto di jukebox e rotonde sul mare. (dal podcast “Le parole del mare” di A.Vanoli, puntata del 28.6.26)
(Venezia Lido, 1926)
SocialZero
I contributi condivisi sui SocialZERO:
Approfondimenti
> Quanti simboli, quante memorie, quanti ricordi fioriscono con la vicinanza del mare? Siete anche voi affascinati dai segni che il tempo e lo spazio hanno disseminato lungo il Tirreno? Aiutateci ad arricchire questo capitolo, perchè le storie tornino a parlare.
- Treni popolari e vacanze. A partire dall’agosto 1931, vennero istituiti convogli a “prezzo ridottissimo”. Dalle maggiori stazioni cominciarono infatti a partire i “treni popolari”, straordinari di sola 3° classe, con sconto fino all’80% sulla tariffa normale. segue…
- Architetture temporanee. Il concetto di temporaneità nasce con l’uomo. Sotto forma di rudimentale capanna o nella versione più sofisticata della tenda, per secoli l’uomo si è ingegnato a costruirsi un mezzo per la sopravvivenza in ambienti ostili e congeniale al nomadismo, in contrapposizione alla permanenza duratura tipica dei primi ripari nelle caverne. La tenda, archetipo della logica insediativa temporanea per eccellenza, rappresenta la forma più evoluta di riparo. Soluzione che non incide negativamente sul contesto ospite, ma vi entra in simbiosi. segue…
- Talassoterapia. La talassoterapia è una metodica terapeutica che ha origini antiche. Il mare infatti è stato uno dei principali mezzi di cura nella storia dell’uomo. Le sue virtù benefiche erano conosciute e sfruttate già da Egiziani, Fenici, Greci e Romani. segue…
- Spiagge. > Cosa sarebbe un mare senza una spiaggia? Al termine di un temporale o all’avvicinarsi di un tramonto, tra un bagno rinfrescante e una passeggiata sul bagnasciuga. Che sia in piena estate o d’inverno. Profumi e cantilene che portiamo dentro una generazione dopo l’altra. Diversi itinerari in bici lungo la futura ciclovia Tirrenica ci permettono di avvicinare la meraviglia dei granelli di sabbia. segue...
- Colonie marine. > Le colonie marine: edifici monumentali lungo le coste italiane, luoghi fragili e memorie di un passato tutto ancora da metabolizzare. Nate per curare le malattie infettive, nel tempo acquisiscono altri significati, in particolar modo legati all’educazione delle masse e alla costruzione di un’identità politica nelle giovani generazioni, promossi sia dai regimi totalitari che da governi democratici. In molti casi, queste costruzioni anticipano l’urbanizzazione di nuove mete turistiche costiere e montane, rese accessibili dalle linee ferroviarie in costruzione. segue...
- Spiagge e cinema. > La spiaggia come specchio delle caratteristiche sociali, antropologiche e identitarie di un popolo. Torniamo sull'italico bagnasciuga di vizi e virtù, ripercorrendo 70 anni di cinema italiano. segue...
- Plastica. > Negli anni della ricostruzione, in un'epoca di grandi aspettative, gli oggetti in plastica veicolano una nuova idea di benessere e di modernità. I prodotti in plastica assumono il ruolo di testimoni esemplari dell'avvento della democrazia di massa. Dai primi entusiasmi alle attuali preoccupazioni, in primis per gli oceani, sempre più inquinati. La plastica avvelenerà il mondo? segue...
- Piroscafi e transatlantici. > L'avvento del vapore rivoluziona i traffici marittimi e con essi il trasporto di passeggeri. La storia delle navi da crociera, dagli emigranti di fine '800 ai turisti del nuovo millennio. Superata l’euforia del secolo scorso, emerge la questione ambientale. Il Tirreno rimane una meta privilegiata delle città galleggianti, con tutti i problemi che questa presenza comporta. segue...
- Boom economico. > Alla fine degli anni '50 l’Italia conosce un periodo di grande crescita. Consumi un tempo inimmaginabili diventano accessibili a tutti, o quasi. Gli anni del boom economico contribuiranno a modificare interi territori. Industria, abitazioni, turismo, infrastrutture imprimono nuove identità, anche lungo il Tirreno. Partiamo in bici con qualche spunto riflessivo in più. segue...
Scopri
> Gli itinerari da Ventimiglia a Roma che già oggi si prestano ad essere scoperti in sella, li trovi:
- divisi nelle TappeZERO: 1+13 itinerari seguendo Liguria, Toscana e Lazio segue...
- selezionati nelle Top10 destinazioni: una prima scrematura per decidere dove puntare la direzione segue...
- raccolti in Tirrenica360: la mappa che offre uno sguardo d'insieme segue...
- classificati in Verdi, Gialli e Rossi: itinerari colorati in base alla difficoltà del tracciato segue...
- raggruppati in proposte multilivello: pedalate di un giorno, un weekend, una vacanza intera segue...
- agganciati alle stazioni ferroviarie: a sperimentare l'intermodalità treno+bici, in viaggio tra affollati nodi di scambio e minuscole fermate di provincia segue...
- immaginati in percorsi tematici: spiagge, pinete, promontori, ... un filo conduttore guiderà il vostro andare segue...
- arricchiti da racconti e letture: creature fantastiche, migranti, piroscafi, bonifiche, ... quante storie dietro ad un paesaggio? segue...
- accompagnati dal Passaporto Tirreno: un amuleto da tenere in borsa tappa dopo tappa, timbro dopo timbro segue...
- anticipati da tour immersivi: la collezione di fotografie a 360 gradi con cui svolazzare sulla meraviglia del Tirreno segue...
- integrati con tracce extra: per divagare dalle TappeZero alla scoperta di Isole, entroterra, ...segue...
- selezionati con alcuni paletti: la checklist perchè pedalare sia un piacere, non una tortura segue...
Letture
> Creature fantastiche, saline, bonifiche, colonie estive, divinità, boom economico, idrovolanti, ferrovie, .... Storie impigliate sotto costa o affondate in alto mare, sferzate dai venti o cullate dalle onde. Racconti e letture da sfogliare in compagnia del Tirreno. segue...
Partecipa
> Amante anche tu delle pedalate vista mare? Partecipa con passaparola, proposte, feedback, ... Dai una occhiata al progettoZERO, alla squadra operativa e ai paletti che ci siamo imposti selezionando gli itinerari. Le amministrazioni non vedono le potenzialità di un percorso ciclabile lungo il Tirreno? Mostriamo loro il contrario. Facciamo conoscere insieme la bellezza delle nostre coste. Viandanti di ogni fede e pedale, cicloturiste e cicloturisti, cittadini e cittadine come te. Niente di più, niente di meno. segue...
(spiaggia di Maccarese, pedalando da Palidoro a Roma, dalla collezione Tirrenica360)































